lunedì 11 febbraio 2013

PSICOLOGIA DELLO SPORT

La costruzione di un gruppo vincente




Una squadra di calcio è composta da circa venti calciatori che di anno in anno si trovano a cambiare compagni di gioco e a riorganizzare il proprio stile in vista dei nuovi obiettivi preposti.  All’inizio della stagione calcistica i nuovi ingressi comportano una riorganizzazione del gruppo squadra che si muove su vari livelli. In questa fase iniziale si è in cerca di una nuova identità di gruppo ed è importante capire quali sono gli strumenti (potenzialità dei giocatori) di cui si dispone. È la fase della conoscenza e della scoperta reciproca, in cui si cercano di definire regole e confini e dove ognuno cerca di orientarsi nella ricerca di un personale modo di stare nel gruppo.
Il gruppo costituisce la base della squadra; ha una sua struttura che si regge su regole esplicite ed implicite attraverso le quali si manifestano i tipici meccanismi di interazione dei suoi appartenenti. All’interno di questo contesto quella che viene chiamata “coesione sociale” è rappresentata dall’unione di squadra e dalla collaborazione con i tecnici, che ogni giocatore si impegna a costruire in funzione dello scopo comune. Mantenere una tale coesione presuppone che ogni componente del gruppo dovrà sentirsi parte di esso, ma nello stesso tempo anche dipendente dagli altri membri del gruppo per far sì che le loro interazioni si mantengano costanti e produttive nel tempo.
Tuttavia va detto che mentre un allenatore deve obbligatoriamente tenere sotto controllo gli interessi globali della squadra, i calciatori sono concentrati su quelli individuali. Nel calcio di oggi i giocatori sono attenti al risultato individuale, ai successi, alla propria crescita personale, più che a instaurare un vero spirito di gruppo.
Tali esigenze unite all’eterogeneità degli atleti, per età, cultura di provenienza, esperienze pregresse, portano allo stadio del conflitto e della ribellione. Questa nuova entità sociale, condita dalle varie dinamiche di gruppo che si formano, è lo scenario di un palcoscenico in cui si vanno stabilendo i ruoli con i relativi status.
Se si riprende il concetto secondo cui i personaggi appartenenti al mondo del calcio possono essere paragonati al sistema famiglia, si può pensare al gruppo dei giocatori come a un sottosistema figli e, di conseguenza, fratelli. Nelle famiglie numerose è possibile identificare ruoli e funzioni di ogni figlio, specifici stili di attaccamento rispetto alle figure genitoriali (nel caso specifico allenatore e vice) ed anche diversificate modalità di costruzione del proprio senso di appartenenza che fungerà da faro nelle sua realizzazione personale e professionale (performance calcistiche).
Allo stesso modo l’identificazione dei ruoli e delle funzioni all’interno del gruppo diventa interscambiabile tra i due mondi citati. Un primo ruolo tipico è quello del leader: in un sottosistema fratelli è facile pensare al figlio maggiore come leader del gruppo di consanguinei, come nel calcio tale posizione può essere facilmente confusa con quella del capitano. Nulla di più sbagliato, in quanto il capitano di una squadra di calcio è spesso riconosciuto nella sua posizione, sì per anzianità, per legame con la maglia, per esperienza accumulata, ma non è detto che sia un buon motivatore, un risolutore di conflitti. Allo stesso modo, non è scontato trovare tali caratteristiche nel fratello più grande, a maggior ragione se si considera che le caratteristiche di personalità di ogni figlio sono influenzate da molteplici fattori, come il contesto fisico e temporale della nascita, il clima familiare durante la crescita ecc.. Gli studi sociali insegnano che l’aspirante leader (membro Alpha) è l’individuo più assertivo, quello con più spinta competitiva, più motivazioni, colui che cerca di affermare la sua presenza nel gruppo favorendo un clima favorevole e di unità di intenti, ma soprattutto gode di un riconoscimento che è frutto di una scelta genuina e spontanea da parte del resto della squadra (figlio intraprendente).
A far da sfondo alla competizione ci sono i potenziali gregari, giocatori che si schierano al fianco del leader, senza la pretesa di emergere nei ruoli. Spesso si tratta di atleti che accettano di fare da supporto, che danno il meglio delle loro energie, ma che non cercano di superare il livello standard della loro performance (figlio riservato).
La stella della squadra rappresenta un ruolo ben definito. Questo giocatore mette a disposizione del gruppo la sua competenza e la sua esperienza allocandosi in una posizione specializzata, assolutamente non passiva tanto da essere anch’egli confuso nel il ruolo del leader, ma solo dal pubblico. Tuttavia, all’interno del gruppo, gode comunque di uno status elevato proprio grazie alle sue competenze e ai risultati che riesce a far raggiungere alla squadra (figlio prediletto).
Infine esistono, quasi inevitabilmente, i così detti marginali, i membri esclusi, i potenziali capri espiatori. In questo ruolo vengono riconosciuti calciatori che, per incapacità di gestire lo stress in o per coinvolgimento in particolari vicende scandalistiche, diventano responsabili di errori che ricadono inevitabilmente su tutta la squadra. Oltre a sanzioni disciplinari il capro espiatorio subisce anche la perdita di fiducia da parte del gruppo  che contribuisce all’emarginazione della sua figura (pecora nera della famiglia).
Questa fase di distribuzione dei ruoli è necessaria per l’effettivo funzionamento del gruppo. Attraverso questo processo vengono minimizzate le somiglianze e amplificate le differenze e adesso i membri possono raggiungere la “giusta” distanza tra loro, il tempo dell’autonomia. E’ la fase in cui realmente si forma la coesione di cui si parlava sopra e il gruppo  può evolversi in un’unità compatta chiamata squadra.

Dott.ssa Ivana Siena

Fonte: FORZAPESCARA.TV

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