venerdì 15 febbraio 2013

SESSUALITA' IV PARTE


Concludendo


La sessualità femminile dipende da vari elementi e non è uniforme in quanto gli impulsi sessuali sono espressione dello stile di vita, frutto della capacità creativa individuale. Ciò che ne deriva è che oltre ai fattori fisici, quindi, esistono altri fattori che influenzano l’atteggiamento della donna nei confronti della sessualità come l’atteggiamento della cultura, l’influenza dell’uomo dovuta al suo corteggiamento attivo, alla sua stabilità economica e alla sua migliore istruzione. Fin dall’infanzia la cultura influenza le pulsioni sessuali, come tutte le altre pulsioni, che vengono inibite o sviluppate a seconda delle esperienze vissute dall’individuo. Perciò se l’educazione della bambina conduce a un atteggiamento passivo nei confronti della vita in generale, allora anche il suo comportamento sessuale sarà passivo. In generale si può dire che l’educazione delle ragazze mira perciò ad adeguarsi a questi fattori sopra citati per quanto riguarda il problema dell’amore.
La spiegazione delle varie caratteristiche della sessualità femminile, di come si sviluppa e dei possibili disturbi, rimanda a dei chiari legami con la protesta virile trattata in precedenza.
Oggi l’espressione delle sensazioni, del proprio essere e della sessualità stessa sono alla portata di tutti, senza distinzioni di classi socio-economiche nonostante il fattore culturale le influenzi tutt'ora.
Questo permette il trattamento di specifiche problematiche femminili alla pari di ogni altro disturbo fisico o psicologico che sia, con il conseguente miglioramento delle relazioni interpersonali, fondamentale per una qualità di vita sempre migliore.

Il motore per la gratificazione di tutte le azioni

 Il sistema dopaminergico centrale è quella parte del cervello, situata alla base dello stesso, nella parte dell'istinto e neurovegetativa, deputata alla percezione del piacere ed alla memoria di esso, nel senso che ciò che ci piace ci fa anche fremere dal desiderio di realizzare ancora l’esperienza piacevole!

Il neurone che trasmette la sensazione del piacere è come una specie di filo elettrico che termina con una specie di bottone; a livello del bottone esiste uno spazio detto intersinaptico, (significa spazio tra l’unione dal greco inter e sinapto), dove il primo neurone libera la dopamina; ebbene la sostanza esplica l’azione che è quella di dare la “sensazione di piacere”, ma poi viene degradata, poiché esiste un altro recettore, cioè un sito di regolazione che “capisce” quanta dopamina è stata liberata e dice “stop”, basta liberazione di sostanza. Ebbene, si è visto che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la dismissione di sostanza e la trasmissione del piacere si incrementa! Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più sostanza del piacere è possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico, almeno!
Numerose evidenze sperimentali nel ratto suggeriscono che il desiderio, la motivazione ad agire per ottenere una ricompensa e il piacere (ovvero l’euforia) che ne consegue sono direttamente associati a un aumento dei livelli extracellulari di dopamina nel sistema mesolimbico.
Nell’animale da esperimento ciò accade sia per il cibo, sia per la gratificazione a seguito di assunzione di droghe (per esempio cocaina, alcool, eroina ecc), sia per stimoli sessuali. Lesioni che distruggono i neuroni dopaminergici o impediscono la trasmissione dopaminergica mediata dai recettori D1 e D2 nell’accumbens sopprimono  l’auto somministrazione di cocaina. Estendendo il concetto all’adulto, esistono dei soggetti depressi che, pur di gratificarsi, fanno cose strane, come avere più relazioni con le donne o giocare d’azzardo!

Trattamento e terapia

L'intervento psicologico è attualmente uno degli interventi più efficaci per la maggior parte delle disfunzioni sessuali femminili e anche per quelle maschili indicate. La disfunzione sessuale viene vista come l'indicazione da parte dell'organismo di un problema di organizzazione del sistema in cui si evidenzia il problema. L'intervento psicologico, è quindi teso alla riorganizzazione funzionale del sistema ovvero a ciò che si può definire “armonizzazione”. E' un intervento in genere di tipo breve e che può prendere in considerazione sia soltanto il “portatore del sintomo” sia il sistema sessuale (es. la coppia).
Come per quasi tutti i disturbi sessuali è utile la tecnica della Focalizzazione Sensoriale e naturalmente portare i partner a migliorare la propria comunicazione e l'intimità.
Nei casi più resistenti può essere utile fare ricorso a farmaci (vasodilatatori o antidepressivi) od ormoni (estrogeni, ossitocina o testosterone).
È importante che entrambi i partner siano presenti alle sedute e diano la loro "spiegazione" su quello che sta loro accadendo.
Solitamente sono necessarie una serie di analisi clinico-chimiche preliminari, per escludere patologie di natura organica sia meccanica (per esempio nei casi di problemi d'erezione, che ormonale) ed una lista completa dei farmaci assunti. Nel caso in cui sia l'assunzione di determinate medicine a determinare la sindrome sessuale, può ritenersi utile una collaborazione con il professionista cui si deve tale prescrizione.
È importante comprendere gli atteggiamenti e l'educazione impartita in famiglia rispetto alle varie sfaccettature della sessualità, come le modalità di comunicazione, gli insegnamenti relativi alla nudità in casa, all'attività sessuale prematrimoniale, alla masturbazione,  all'omosessualità, eccetera. Spesso queste nozioni possono diventare veri e propri muri che impediscono alla persona di vivere serenamene la propria sessualità, spesso anche senza una vera e propria cognizione di causa, perché l'educazione diventa poi parte di un bagaglio personale, che pare non avere più un'origine precisa.
Si può chiedere come sono state acquisite le principali conoscenze relative alla sessualità e alla riproduzione (compresi i cambiamenti che intercorrono alla pubertà, mestruo, polluzioni notturne) e di riproporre in prima persona una breve spiegazione, perché può  capitare che alla base di un disturbo vi sia una comprensione erronea di alcune nozioni, dalle credenze sulla fecondazione all'assunzione dell'importanza di alcune posizioni sessuali.
Talvolta può essere utile comprendere meglio le convinzioni di tipo religioso rispetto agli atteggiamenti sulla sessualità (masturbazione, petting, rapporti prematrimoniali, aborto, contraccezione, eccetera)  al fine di individuare se certi convincimenti interferiscano o meno con una soddisfacente vita sessuale ed eventualmente conciliarli
Non è infrequente che alcune difficoltà nascano da convinzioni circa alcuni aspetti della sessualità, come la distinzione dei ruoli sessuali nel prendere l'iniziativa; l'importanza attribuita alle dimensioni del pene rispetto alla capacità di indurre piacere nella donna; la convinzione (errata) secondo cui una volta che un uomo ha l'erezione, questa si debba mantenere intatta per tutto il rapporto sessuale (altrimenti significa che ci sono problemi nell'uomo o che la donna non è sufficientemente eccitante per lui); la convinzione che l'orgasmo debba necessariamente avvenire nel corso del rapporto sessuale o comunque in seguito a penetrazione; atteggiamenti rispetto alle pratiche orali, anali, eccetera; convinzione (errata) che l'orgasmo simultaneo sia la forma migliore e "corretta" di soddisfazione sessuale.
È poi importante capire quale sia l'esperienza pregressa della persona, quindi si chiede, a volte attraverso sedute individuali dei due partner di raccontare la storia delle passate esperienze sessuali e/o sentimentali e della soddisfazione sessuale rispetto a queste; la storia dell'attuale legame sentimentale/sessuale e della soddisfazione sessuale passata e presente col partner attuale; le modalità di raggiungimento dell'orgasmo (posizione preferita, tipo di stimolazione, per la donna, soddisfazione per il numero degli orgasmi e sua relazione con le storie passate) ed infine l'eventuale insoddisfazione nel caso che nel rapporto sessuale non si riesca a raggiungere qualche volta l'orgasmo (si analizzano le reazioni sia nel caso che l'orgasmo non raggiunto sia il proprio o quello del partner).
Si chiede ad ognuno dei partner di valutare su scale da 0 a 10 la soddisfazione circa il rapporto sessuale, il raggiungimento dell'orgasmo, il gradimento della frequenza dei rapporti e così via.
Può capitare che la miglior conoscenza l'uno dell'altra sia di per sé terapeutica e che induca il partner a relazionarsi in modo da meglio predisporre l'altro.
Negli altri casi si tratta spesso di un disturbo vero e proprio, ma come tale, prevede anche uno specifico trattamento per superarlo.

 Dott.ssa Ivana Siena



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