sabato 27 settembre 2014

È IN ARRIVO UN FRATELLINO!

COSA SUCCEDE IN UNA FAMIGLIA QUANDO È IN ARRIVO UN ALTRO BAMBINO?



L’arrivo di un fratellino, o di una sorellina, rappresenta sempre un cambiamento nell’equilibrio di una famiglia. Questa alterazione coinvolge tutti, arrivando a coinvolgere i parenti più prossimi (nonni, zii, cugini…). Per il primo figlio è sempre un’esperienza contrastante, difficile da accettare e, in alcuni casi, traumatica. L’arrivo di un fratellino mina la sicurezza del bambino; è una minaccia di perdere abitudini, attenzioni e tutte le cose del suo quotidiano così come le conosce.

Prepararsi al grande evento
È sempre meglio che il bambino sia preparato all’arrivo del fratellino. A questo scopo durante la gravidanza è consigliabile iniziare a parlare con serenità dell’argomento di tanto in tanto, senza però farla diventare un’ossessione.
Per permettere al bambino di abituarsi all’idea può essere utile fargli incontrare dei neonati, portarlo con sé da un’amica che ha un figlio piccolo, leggere dei libri che trattano questo tema, coinvolgerlo nella preparazione del corredino o della cameretta.
La scoperta di un fratellino in arrivo è per il primogenito un’esperienza particolare, che molto dipende dall’età: prima dei 18 mesi i bambini non hanno ricordi consci (“amnesia infantile”), l’effetto di questa fase è l’impressione di aver sempre vissuto con un fratello o una sorella.
La prima paura, all’annuncio dell’arrivo di un altro bambino, sarà per il lui quella di non poter più essere amato come prima. Avrà bisogno di essere rassicurato dell’amore di mamma e papà per sentirsi meno ansioso e sopportare l’idea del nuovo arrivo, del quale istintivamente sarà geloso. Può essere utile, a questo fine, rivivere insieme i ricordi di quando era piccolo, riguardare le foto di quando è nato, spiegando così cosa sta accadendo nella pancia della mamma.
Nel caso in cui con l’arrivo del neonato il primo figlio dovrà cambiare stanza, è preferibile farlo un po’ di tempo prima così da permettere al bambino di abituarsi al cambiamento e interpretarlo come un segno del fatto che “è diventato grande” e non come un’invasione di campo del fratellino.

Come cambia la famiglia: diventare grandi
Le interazioni e le dinamiche affettive all’interno della famiglia si moltiplicano e si complicano: dalla triade mamma-papà-figlio si passa a doversi relazionare tra fratelli e tra questi e i genitori.
Avere dei fratelli o sorelle con cui poter interagire è una tappa fondamentale della crescita in cui i bambini imparano a rapportarsi con i loro coetanei. I fratelli litigano, si appoggiano, si aiutano, si imitano tra loro, imparano a cooperare, a negoziare, a competere e a creare un legame affettivo.  Tutto questo si struttura nel tempo. Lo scoppio della gelosia del primo figlio verso il nuovo arrivato, che lo ha spodestato dell’amore assoluto di mamma e papà, è invece da subito evidente.
Spesso i genitori si aspettano che il primogenito possa accogliere positivamente e con entusiasmo il fratellino, commettendo l’errore di considerarlo automaticamente “più grande”. Al figlio maggiore, che fino a poco tempo prima era considerato il piccolo di casa, viene ora chiesto di comportarsi da grande e di essere autonomo in alcune operazioni in cui prima veniva aiutato (ad es. spogliarsi e vestirsi, lavarsi i denti). Questo cambiamento può disorientare il bambino il quale potrebbe avere difficoltà a fronteggiare le nuove richieste dei genitori. I rimproveri e la disapprovazione da parte di mamma e papà possono accentuare il disorientamento e la sensazione di aver perso il loro amore. Queste sensazioni spingono il bambino a pensare che la strategia per mantenere l’attenzione dei genitori sia “ritornare piccolo”, proprio come il fratellino. In alcuni casi, il bambino rifiuta drasticamente l’imposizione del cambiamento manifestando la propria sofferenza attraverso l’interruzione della crescita.
Con la nascita di un fratellino i genitori si trovano a dover prestare molte attenzioni al nuovo nato. Il bambino, fino a quel momento è figlio unico e come tale è posto al centro dell’attenzione, destinatario esclusivo delle cure di mamma e papà. In questa fase, il bambino conosce l’esperienza della privazione (mancata soddisfazione di un bisogno ritenuto indispensabile). È molto importante aiutarlo a ridefinire un equilibrio, trascorrendo del tempo in più con lui, aiutandolo ad attenuare la sensazione di aver perso le coccole dei genitori e fornendo rassicurazione sul fatto che l’amore per lui non è cambiato.

La gelosia
La manifestazione di gelosia, in questa fase critica dello sviluppo del bambino, non è da considerarsi negativa, e per questo non è da reprimere e condannare.
La gelosia rappresenta una reazione alla perdita dell’esclusività del rapporto con le persone amate e della loro disponibilità affettiva. Il bambino rifiuta di dover dividere con un intruso l’affetto dei genitori, pretendendo di bastare affettivamente all’altro. La frase tipica che viene rivolta ai genitori è: perché mi hai fatto un fratellino? Non ti bastavo io?”.
I bambini più grandi, di 3 o 4 anni,  che hanno una capacità di pensiero già ben formata, adottano la strategia di diventare piccoli come il nuovo arrivato per conservare l’amore dei genitori. La gelosia si esprime allora attraverso atteggiamenti regressivi  o aggressivi. Il primogenito può diventare nervoso, irritabile, iperattivo. In alcuni casi possono esserci manifestazioni di regressione più preoccupanti: pretende di bere con il biberon, vuole attaccarsi al seno, soffre di enuresi notturna (pipì a letto), chiede che gli si metta il pannolino, presenta ansia da separazione.
I genitori possono svolgere un ruolo determinante nel superamento della gelosia.
Innanzitutto, è positivo lasciare libero sfogo alle emozioni, anche se si tratta di gelosia. Continuare a vivere tutti insieme momenti sereni aiuterà il bambino a superare la paura dell’abbandono e di non essere più amato. Il fratellino pian piano non sarà più avvertito come una minaccia e il bambino imparerà che, seppure non più esclusivo, l’amore dei genitori non è perso.
Un’ottima alleata del bambino è l’immaginazione. Fantasie distruttive sul fratellino permettono di scaricare ed esprimere la rabbia e l’aggressività scoprendo tuttavia che la realtà non verrà mutata.
Con lo sviluppo della capacità di identificazione il bambino imparerà a mettersi nei panni degli altri, provandone stati d’animo e vissuti. Potrà identificarsi nel fratello per averne i privilegi oppure nella mamma sentendosi gratificato nel fornire cure.
Infine, la condivisione di spazi e ambienti comuni, oltre a dar vita a degli scontri, farà nascere il senso di appartenenza: il fratellino  pian piano non sarà più un intruso.
È molto più preoccupante un bambino indifferente, piuttosto che un bambino geloso.

“La gelosia è normale e salutare, nasce dal fatto che i bambini si amano, se non sono capaci di amore, non dimostrano nemmeno gelosia”.
Winnicott

Dott.ssa Rossella Scelza
Laureata in Psicologia presso "La Sapienza" di Roma e Tirocinante presso la Obiettivo Famiglia Onlus


Riferimenti bibliografici:
-         Fratelli e sorelle. Una malattia d’amore. Manuel Rufo
-         L’arrivo di un fratellino…cosa accade? Dott.ssa M.R.Aloisio
-         Educare.it da “Il Grillo parlante”, Anno II, n.9 (1999)


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