mercoledì 26 giugno 2013
CENTRO di PSICOTERAPIA FAMILIARE dott.ssa IVANA SIENA: GENITORI IN ATTESA
CENTRO di PSICOTERAPIA FAMILIARE dott.ssa IVANA SIENA: GENITORI IN ATTESA: Fasi psicologiche della gravidanza A livello fisiologico i nove mesi di gestazione sono un tempo preparatorio sia perché l'...
lunedì 24 giugno 2013
GENITORI IN ATTESA
Fasi psicologiche della gravidanza
A livello fisiologico i nove mesi di gestazione sono un
tempo preparatorio sia perché l'embrione e il feto possano maturare e crescere
fino a diventare un individuo pronto ad affrontare la vita al di fuori dell'utero materno,
sia perché il corpo della madre possa gradualmente prepararsi ad accogliere un
corpicino che cresce e modificarsi per aiutarne la nascita. Accanto a questo
insieme di fitti cambiamenti fisiologici, non sono mai da dimenticare gli
altrettanto intensi mutamenti psicologici che la madre attraversa durante la gravidanza, che sono da
considerarsi propedeutici a renderla, anche dal punto di vista psicologico, una
madre pronta a prendersi amorevolmente cura del suo bambino. Si immagini per
assurdo che la gravidanza si svolga nell'arco di una settimana. In tal caso la
nostra specie avrebbe avuto veramente poche probabilità di arrivare fino ai
giorni nostri. In un tempo così breve non sarebbe infatti possibile sviluppare
il senso di attaccamento così profondo che legano una madre e un bambino nei
nove mesi di gestazione e che consentono al bambino di poter contare su un
accudimento che lo accompagnerà costantemente soprattutto nei primi anni di
vita. Anche in natura, più è lunga la gestazione nelle specie animali, più i
cuccioli necessitano di lunghe cure materne anche dopo la nascita, prima di
diventare individui autonomi.
Ecco perché il tempo psicologico
della gestazione è un fattore chiave su cui ogni donna in gravidanza dovrebbe soffermarsi a riflettere.
Durante questi lunghi mesi la donna
incinta vede alternarsi fasi psicologiche molto diverse tra loro.
Il primo trimestre è un
momento di shock e di improvvisa necessità di assestamento sotto nuovi
equilibri. Da un lato i veloci mutamenti ormonali e
fisiologici che da subito interessano il corpo femminile (anche se spesso non
ancora visibili) possono creare alla donna alcune difficoltà come stanchezza, nausea, cambiamenti
di umore, dall'altro la delicatezza di questa prima fase della gravidanza non
consente pienamente alla donna di gioire dell'evento che le sta capitando.
È relativamente
frequente in questo periodo assistere ad interruzioni spontanee e precoci della
gravidanza. L'ansia che si
possa verificare questa eventualità, accompagnata alla mancanza di segnali dal corpo
che possano far sentire la vitalità del bambino, sono elementi che accomunano
la maggior
parte delle donne in questa fase.
Vi sono poi le preoccupazioni circa lo stato di salute del proprio bambino. Stati d'animo molto comuni sono la preoccupazione che il bambino cresca nel modo adeguato, che non abbia malattie genetiche, malformazioni o altre patologie. Da questo punto di vista, farsi costantemente seguire dal personale medico o ostetrico è un modo per trovare risposte a dubbi e paure che sono del tutto legittimi e comprensibili. È molto importante durante la gravidanza farsi accompagnare lungo tutto il percorso da persone, sia dal punto di vista professionale che umano, in grado di accogliere senza giudizio le preoccupazioni e gli stati d'animo della madre.
Vi sono poi le preoccupazioni circa lo stato di salute del proprio bambino. Stati d'animo molto comuni sono la preoccupazione che il bambino cresca nel modo adeguato, che non abbia malattie genetiche, malformazioni o altre patologie. Da questo punto di vista, farsi costantemente seguire dal personale medico o ostetrico è un modo per trovare risposte a dubbi e paure che sono del tutto legittimi e comprensibili. È molto importante durante la gravidanza farsi accompagnare lungo tutto il percorso da persone, sia dal punto di vista professionale che umano, in grado di accogliere senza giudizio le preoccupazioni e gli stati d'animo della madre.
Il secondo trimestre appare
come un periodo nettamente diverso. Da un lato è possibile rasserenarsi
maggiormente circa l'eventualità di un aborto spontaneo (evento molto meno
frequente in questa fase) e dunque "concedersi di mentalizzare"
veramente l'idea che si sta per diventare genitori. Dall'altro lato, anche lo
stato fisico della madre ritrova rinnovato benessere ed
energia, che rendono questi mesi della gravidanza come forse i migliori sia dal
punto di vista fisico, che psicologico.
Anche dal punto di vista della sessualità, il rapporto di coppia potrebbe trovare un giovamento. Nelle prime fasi il timore di poter nuocere all'embrione in una fase altamente delicata condiziona molte coppie dall'avere una vita sessuale soddisfacente. Il secondo trimestre sembrerebbe essere il momento più adeguato anche per ritrovare una maggiore intimità, grazie al fatto che ancora il corpo della donna consente una certa agilità nei movimenti.
In questo periodo si assiste poi ad uno straordinario mutamento nella psicologia materna. La percezione dei movimenti fetali dentro il proprio corpo rendono finalmente "vivo e reale" il bambino. Questa costante comunicazione intrauterina tra la madre e il bambino, fatta di scambi e di percezioni, è una pietra miliare del rapporto psicologico tra i due e lo diventa anche tra il bambino e il padre, nel momento in cui i movimenti iniziano ad essere percepibili anche dall'esterno. Da questi primi sussulti e colpetti si gettano le basi per la formazione di quell'inscindibile legame affettivo che unisce un figlio ai propri genitori.
Anche dal punto di vista della sessualità, il rapporto di coppia potrebbe trovare un giovamento. Nelle prime fasi il timore di poter nuocere all'embrione in una fase altamente delicata condiziona molte coppie dall'avere una vita sessuale soddisfacente. Il secondo trimestre sembrerebbe essere il momento più adeguato anche per ritrovare una maggiore intimità, grazie al fatto che ancora il corpo della donna consente una certa agilità nei movimenti.
In questo periodo si assiste poi ad uno straordinario mutamento nella psicologia materna. La percezione dei movimenti fetali dentro il proprio corpo rendono finalmente "vivo e reale" il bambino. Questa costante comunicazione intrauterina tra la madre e il bambino, fatta di scambi e di percezioni, è una pietra miliare del rapporto psicologico tra i due e lo diventa anche tra il bambino e il padre, nel momento in cui i movimenti iniziano ad essere percepibili anche dall'esterno. Da questi primi sussulti e colpetti si gettano le basi per la formazione di quell'inscindibile legame affettivo che unisce un figlio ai propri genitori.
L'ultima fase della gravidanza vede ancora momenti altalenanti. Il tempo del parto si avvicina e così anche l'idea di poter conoscere veramente il proprio figlio. Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un "bambino immaginario", frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro "bambino reale", che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato. Questa fase può creare alcuni sconvolgimenti, che necessitano di un tempo di elaborazione psicologica tanto superiore, quanto maggiore sarà lo scostamento rispetto a quello che ci si era aspettati (si pensi alla speranza di avere un figlio sano e veder nascere un bambino con alcune difficoltà o patologie).
L'ultima parte della gravidanza si confronta poi con il tema del parto. Il corpo della donna diventa sempre più "ingombrante", la fatica fisica si fa sentire e nella mente della donna diventa sempre più presente il pensiero al travaglio e al parto. Mentre molte donne vivono questa attesa con naturalezza e come parte fisiologicamente integrante del processo, altre donne soffrono di una vera e propria ansia all'idea di provare dolore, perdere il controllo del proprio corpo, essere ospedalizzate o provano paura all'idea che il proprio corpo possa essere trasformato o lacerato in modo irreversibile. Anche in questo caso i corsi di preparazione al parto sono fondamentali sia per dare nozioni pratiche utili a sedare il senso di angoscia o preoccupazione, sia per avvicinarsi psicologicamente per tempo a questo evento.
In tutte queste alterne fasi psicologiche della gravidanza, è da sottolineare l'indispensabile ruolo che il partner della donna svolge durante l'intero percorso. Poter costantemente contare su un compagno sensibile, empatico ed accogliente è uno degli aspetti chiave che fa sentire la donna "forte" nell'attraversare le fragili e oscillanti "altalene" psicologiche della gravidanza.
-Rappresentazioni
materne dell’essere genitore:
Stern definisce il “senso dell’essere
madre” come la nuova identità psicologica della mamma che si definisce solo
alla nascita fisica del bambino. Ogni neo-mamma sviluppa un assetto mentale
fondamentalmente diverso da quello precedente. L’assetto materno, non nasce con
il parto, ma emerge gradualmente dal lavoro profondo e intimo cumulatesi nei
mesi precedenti all’effettiva nascita. Man mano che il feto cresce e si
sviluppa nell’utero, il bambino è soggetto ad uno sviluppo nella mente della
madre, le rappresentazioni materne del feto aumentano di ricchezza e
specificità dal quarto mese di gravidanza quando, le mamma cominciano a sentire
i movimenti del bambino in modo più definito. Nello scenario psichico della gravida, emergono
conflitti e fantasie che prepotentemente riemergono dal passato, per andare ad
intrecciarsi con la nuova modalità relazionale che la donnaora, mette in atto
con il partner, con la madre, e nella relazione in germe col “bambino
immaginario”. In questo senso la maternità assume una connotazione di intimità
e di profondità, che, in condizioni di normalità, consente alla donna di
riorganizzare la propria identità personale (Stern, Bruschweiler-Stern, 1997). Si è riscontrato inoltre, che tra il
settimo e il nono mese, le mamma tendono a disfarsi delle rappresentazioni più
positive in modo da prevenire le delusioni. Durante la gravidanza e anche
successivamente, la donna attribuisce al marito un’identità diversa che è
quella di padre del bambino più che di compagno e spesso queste attribuzioni
sono accompagnate da minor desiderio sessuale da parte della donna.
-Rappresentazioni paterne:
Parallelamente
ad un mutamento in campo sociale della figura maschile, pare aumentare la
tendenza ad una partecipazione sempre più significativa alla gravidanza della
partner da parte degli uomini.
L’uomo deve operare una ridefinizione dei
compiti genitoriali concretamente, entro una relazione di coppia data, nella
quale vengono rinegoziate le “regole” del rapporto quando si programma insieme
la nascita di un figlio. La costruzione di una propria individuale identità paterna,
contestualizzata attraverso la considerazione della relazione con la partner,
nella fase evolutiva di accoglimento del “terzo” che rappresenta la prova
evidente di una relazione d’amore. L’uomo vive l’identificazione paterna in
modo più difficoltoso, soprattutto nel rappresentarsi il feto come bambino
reale. Durante l’attesa di un figlio acquista, anche per l’uomo, un peso
significativo il poter ripercorrere le tappe della vita precedente per trovare
un filo conduttore con i propri genitori e le generazioni precedenti, che
permetta di ricreare un rapporto di intimità con la propria famiglia di
origine. Il contributo di Beaton, Doherty e
Rueter (2003), a questo proposito, mette in evidenza che aver percepito discordanza tra i genitori, così come
ritenere di avere avuto un padre competente nelle funzioni genitoriali, siano,
per i cosiddetti “padri in attesa”, fattori associati rispettivamente ad un
coinvolgimento nella gravidanza di tipo
positivo, e ad un coinvolgimento intenso. Il passaggio alla
genitorialità, per i soggetti di sesso maschile, sembra essere caratterizzato
più dall’assunzione di una nuova identità sociale che non dalla
ristrutturazione emotiva ed affettiva. La nuova identità è fortemente
influenzata dalla rappresentazione mentale e simbolica del proprio
genitore, la
quale viene riletta e risignificata sulla base della funzione culturale e
sociale che la figura del padre racchiude a livello simbolico.
-Essere
padre e sentirsi padre:
E'
importante per il padre costruirsi un proprio spazio mentale in cui far entrare
il figlio già dal momento della gravidanza. Il padre infatti non subisce i
cambiamenti fisici della madre, che la aiutano a ripensarsi nel nuovo
ruolo. Anche nella fase dell'allattamento, che ribadisce ancor di più
l'attaccamento madre-figlio, il padre deve essere in grado di ritagliarsi un
ruolo nelle funzioni di protezione e assistenza.
L'essere padre è un riconoscimento da parte dell'uomo di funzioni e
responsabilità. Il sentirsi padre è invece la percezione emotiva della
paternità, la capacità di costruirsi un'immagine accanto al proprio bambino.
Per questo è necessario che il padre sia attivamente presente fin dalle prime
fasi di vita del piccolo. Anche la madre dovrebbe essere in grado di favorire
questa presenza, facendosi ogni tanto da parte. L’essere padre assume attualmente un’accezione
diversa da quella di “detentore di autorità” e madre come “figura biologica che
agisce per istinto”. Si sta assistendo quindi alla nascita di un nuovo modello di famiglia
caratterizzato da un rapporto paritario con il partner e un legame più intimo e
profondo con i figli. Ed è un cambiamento importante nel ruolo del padre
rispetto alla tradizione, anche se nella cultura e nella legislazione il
riconoscimento sembra procedere con molta lentezza.
Centro di Psicoterapia Familiare
martedì 11 giugno 2013
TERAPIA FAMILIARE
L’alleanza
familiare nel Lausanne Triadic Play
Il Lausanne Triadic Play (LTP) è una situazione semi-standardizzata di
gioco nella quale madre, padre e bambino giocano insieme. Prevede, al centro di
una stanza, la presenza di due sedie e di un seggiolino per il bambino. Le
sedie sono orientate verso il seggiolino del bambino in modo da formare un triangolo
equilatero al cui vertice si trova il bambino: questa disposizione
permette l’interazione con il bambino in una giusta distanza fisica ed emotiva.
Nell’LTP lo psicologo osserva e valuta le qualità delle interazioni
del sistema triadico padre-madre-bambino all’interno di una
situazione di gioco. Scopo del gioco è la capacità della famiglia di
condividere momenti di piacere e di comunicazione intersoggettiva e per
riuscirci, tutti e 3 i membri della famiglia devono lavorare assieme come
fossero una squadra.
Il gioco familiare viene suddiviso in quattro momenti:
- nella prima parte uno dei
due genitori gioca con il bambino mentre l’altro genitore osserva senza
intervenire
- nella seconda parte i
genitori invertono i ruoli, il genitore che prima giocava con il bambino si
limiterà ad osservare, mentre l’altro giocherà con il bambino
- nella terza parte del
gioco i due genitori giocano assieme al bambino
- nell’ultima parte del
gioco i due genitori parlano tra di loro mentre il bambino li osserva. In
questa fase vengono messe in evidenza le capacità di adattamento del bambino di
fronte ad una situazione in cui i genitori non si occupano di lui pur essendo
presenti
Nell’LTP si valutano quattro tipi di modalità interattive attraverso le
quali la famiglia assolve a determinate funzioni:
1- partecipazione, ossia i partecipanti al
gioco sono tutti inclusi nell’interazione?
2- organizzazione, ossia i partecipanti al
gioco sono tutti nel proprio ruolo?
3- attenzione focale, ossia i partecipanti al
gioco prestano tutti attenzione alle attività di gioco?
4- contatto affettivo, ossia i partecipanti
sono tutti in contatto affettivo?
A ognuna delle quattro funzioni viene assegnato un punteggio totale la cui
somma complessiva indica la valutazione della qualità delle interazioni
familiari, ossia l’alleanza familiare. Vi sono 4 tipologie diverse di
alleanza familiare:
1- alleanza cooperativa, in cui l’interazione
familiare è caratterizzata da cooperazione reciproca tra i partner. Il gioco
tra i partner porta tutta la famiglia a momenti di divertimento e di
coinvolgimento
2- alleanza “in tensione”, in cui la famiglia
incontra difficoltà di coordinazione legate quasi sempre a un’inadeguata
gestione dello stress che interviene durante il gioco
3- alleanza collusiva, in cui durante il
gioco i partner presentano difficoltà legate a conflitti coniugali. Non vi è né
divertimento né coinvolgimento reciproco anche con il bambino ma competizione
tra i partner
4- alleanza disturbata, in cui
nell’interazione tra i partner non si riescono a percepire gli obiettivi e
spesso il gioco si conclude con una rottura improvvisa o con una situazione di
stallo che si protrae per lungo tempo
Le alleanze disfunzionali nella famiglia possono diventare funzionali se
i partner riescono a interagire fornendosi sostegno reciproco, creando un
contesto favorevole e protettivo per l’adattamento del bambino per lo sviluppo
della famiglia. La famiglia riesce a collaborare insieme come una squadra e
quando si verificano dei problemi i partner riescono a superarli attraverso la
cooperazione e la coordinazione.
Fonte: claudiasposini.bloog.it
lunedì 10 giugno 2013
PENSIERI
Oggi concediti un
minuto per riflettere…
Scegliere la felicità dipende solo da te. Essere felice e coltivare la
tua felicità è utile
a te stesso e alle persone che ami. La ricerca
attiva della felicità è il
miglior modo di onorare la tua vita e la tua
esistenza. Le soddisfazioni che
arrecano solo piacere ci permettono
di diventare persone ricche, persone di
successo, persone
rispettabili… famose… potenti… ma anche tutte queste cose
messe
insieme non riusciranno ad alzare il tuo grado di felicità.
(A. Bonacci -
Manuale della felicità)
domenica 9 giugno 2013
DEPRESSIONE MATERNA
DEPRESSIONE MATERNA E SVILUPPO DEL BAMBINO
L’ acquisizione recente in base alla quale i bambini, fin dal momento della nascita (e probabilmente anche nel periodo prenatale), sviluppano le loro potenzialità rispecchiandosi nella mente della madre, pone numerosi problemi.
Quando nasce un bambino, le madri affrontano un periodo di tempo in cui devono riorganizzarsi nella nuova situazione e trovare le energie sufficienti per accudire nel miglior modo possibile il figlio.
L’incremento di stress e fatica, la deprivazione del sonno e ritmi di vita alterati, nonché particolari livelli ormonali conseguenti al parto possono favorire in molte donne un particolare stato emotivo caratterizzato da tristezza, sfinimento e attacchi di collera denominato depressione post-partum.
Tale condizione, se protratta nel tempo, può danneggiare lo sviluppo del bambino. La depressione post-partum si manifesta infatti non solo con un silenzioso ritiro, ma anche con stati mentali ed emotivi non regolari (si può passare improvvisamente dal silenzio ad una rabbia immotivata) e quindi in grado di disturbare e ostacolare la possibilità del piccolo di autoregolarsi o semplicemente di sintonizzarsi con la mente della madre .
E’ come se il bambino cercasse di “leggere” nella mente della mamma la tranquillità per tranquillizzarsi , il calore affettivo per abbandonarsi a sensazioni buone e calde senza trovare alcun riscontro.
In questa situazione di mancata di sintonia il bambino si agiterà fino a non percepire più un legame sicuro.
Le emozioni comunicate dal viso della madre e la sua capacità di sintonizzarsi con i bisogni del figlio sono carenti proprio quando questi ha più necessità di essere attivato, rassicurato e tranquillizzato.
Si è visto che le madri meno attive, che imitano meno spesso i vocalizzi del bambino, che modulano poco il tono della propria voce per accordarlo con le esigenze del piccolo e che tendono spesso a disimpegnarsi dai normali gesti di accudimento, provocano particolari comportamenti nei figli: maggiore durata del pianto e degli stati di protesta, poco tempo dedicato all’esplorazione e al gioco, poco interesse alle novità e interazioni limitate con gli estranei.
Una mancata sintonizzazione precoce (di cui la depressione materna rappresenta solamente una delle cause) può incidere sul successivo sviluppo dei bambini sia a livello cognitivo che emotivo, rallentando alcuni processi neurobiologici basilari per lo sviluppo del cervello.
Un ulteriore pericolo consiste nel fatto che la depressione materna può addirittura suscitare nel bambino comportamenti di accudimento, creando una particolare inversione del processo di rispecchiamento, rischiando però un arresto del suo sviluppo.
Occorre dunque aiutare neomamme e neopapà, per un periodo di tempo ragionevolmente lungo dopo il parto con opportuni interventi di politica sanitaria, affinché rischi di questo tipo vengano limitati.
Il cervello degli esseri umani, a differenza di altri organi e apparati, si sviluppa, come già si è ripetuto più volte, in connessione con altri cervelli: se tale connessione non funziona, il cervello più plastico (quello dei bambini) è destinato a cedere qualcosa, con risultati spesso pesanti.
www.educazioneemotiva.it
EDUCAZIONE EMOTIVA
Un buon legame (a noi
piace chiamarlo “sintonia
emotiva”) si realizza quando i
genitori favoriscono
nei figli la condivisione
dell’attenzione (cosa stiamo
osservando?), dell’intenzione
(cosa stiamo facendo?),
dell’affettività (quanto ci
vogliamo bene?) e del
significato dei messaggi che
vengono scambiati (cosa ci
stiamo dicendo? Cosa ci
stiamo comunicando? Cosa ci
sta succedendo?).
Tuttavia, affinché si sviluppi una buona sintonia, è
Tuttavia, affinché si sviluppi una buona sintonia, è
necessaria una deliberata
ricerca di
condivisione (non si realizza naturalmente):
ciò implica un certo impegno di
tempo.
Se ogni bambino per crescere sano ha bisogno di
“essere con” qualcuno che si
occupi
di lui, quel qualcuno dovrà “stare con” il bambino,
rinunciando
inevitabilmente a
qualcosa.
www.educazioneemotiva.it
sabato 8 giugno 2013
PSICOLOGIA DELLO SPORT
Doping e meccanismi mentali
Uno
sportivo è prima di tutto un uomo, porta dentro di sé un bagaglio di sentimenti
che si esprimono su un continuum che va dalla gioia alla rabbia, dalla
tristezza alla paura attraversando molteplici emozioni che incidono
profondamente sulle prestazioni sportive a cui egli è dedito. Aspettative e
incertezze personali accompagnano costantemente l’atleta dai primi momenti
della giornata, scortano gli allenamenti e guidano le gare. Uno sportivo
per professione mette in campo il tutto per tutto per dimostrare agli
spettatori il proprio valore, ma soprattutto per confermare a se stesso che è
possibile mantenere il livello raggiunto e conquistarne uno sempre più alto.
Lo sport
collettivo è un modo per rivendicare l’appartenenza ad un
gruppo sociale, per usufruire di un sostegno reciproco in quanto cantare in
coro permette di mimetizzare le proprie stonature, ma è anche un mezzo a
disposizione del singolo atleta per differenziarsi dalla massa. Negli sport
individuali, invece, i riflettori sono puntati sul campione sin
dal primo minuto della gara evidenziando meriti, défaillance, espressioni del
viso. Una scansione del corpo e degli stati d’animo del protagonista che possa
dare alla critica esterna argomenti per lodare il buon risultato finale e per
scatenare la caccia alle colpe di una eventuale prestazione penalizzante.
Lo
stimolo iniziale che spinge verso una carriera sportiva, rappresentato
fondamentalmente dal piacere e dal divertimento, corre il rischio di
trasformarsi in una sfida alle proprie capacità reali. L’ansia che ne
deriva è un termometro che segnala i livelli di autostima, fondamentale
elemento per il benessere individuale dell’atleta ed anche per quello di tutta
la rete sociale che lo circonda.
Ciò è
vero non solo per lo sport professionistico, ma
anche per quello dilettantistico ed amatoriale, che
vengono risucchiati da questa logica. L’essenza vera dello sport, fondata sulla
fatica quotidiana, sul metodo, sulla collaborazione, sulla conoscenza di se
stessi e sul rispetto degli avversari, lascia il passo alla sudditanza nei
confronti del “dio successo” che impone traguardi sempre più ardui da
raggiungere, che suddivide gli esseri umani in categorie, che innesca un senso
di alienazione nelle menti di coloro che manifestano una maggiore fragilità.
Il
rischio in situazioni simili di alimentare fenomeni patologici come il doping
è molto forte. Per definizione il doping è inteso come "l'uso di quelle sostanze o
metodologie che sono state proibite dalle competenti autorità
sportive a livello nazionale/internazionale, volto al raggiungimento o
mantenimento di una prestazione". L’atleta quindi fa uso di sostanze
dopanti nel momento in cui si trova nella condizione di rottura del rapporto
ottimale motivazione-mezzi-scopi, quando cioè spinto da agenti
esterni, ma ancor più dalla sua motivazione interna, si sente costretto a
mantenere le condizioni psico-fisiche estreme, sperimentate fino a quel
momento, e non trova in se stesso le risorse adatte a consentirgli di provare
autonomamente il senso di gratificazione di cui necessita.
La personalità
dello sportivo che ricorre all’uso di sostanze è una componente importantissima
per comprendere il fenomeno, infatti alcuni studi hanno dimostrato un basso
livello di autostima oltre a una tendenza a ricercare il consenso da parte del
gruppo dei pari in un’alta percentuale di sportivi caduti nella rete del
doping, caratteristiche tipiche di una personalità dipendente.
Si può
infatti parlare di doping e dipendenza, quest’ultima intesa come
condizionamento psicologico all’uso di sostanze tossiche fino a non poterne
fare a meno. Questo tipo di dipendenza è legata all’immagine corporea che
l’atleta si costruisce dal momento in cui comincia ad assumere sostanze. Il suo
corpo diventa vigoroso, ha una maggiore resa, è visivamente più definito, il
tutto correlato alla percezione che lui ha di determinate sensazioni corporee
(maggiore resistenza e potenza, riduzione del dolore) che sono condizioni
favorevoli al raggiungimento dei suoi scopi. Diventa chiaro come può risultare
poi difficile tornare ad una immagine corporea “ordinaria”.
È una dipendenza
psicologica, oltre che fisica, perché queste persone perdono di
vista l'importanza fondamentale dell'allenamento, il loro vero scopo diventa
quello di battere l'avversario ad ogni costo e con ogni mezzo. Il loro fine
quello di vivere per la gara, di trasformarla nell'unica ragione di riscatto
dalle proprie angosce della vita quotidiana.
Tra gli
"effetti positivi" - se così vogliamo definirli - si ha sicuramente
un innalzamento della fiducia in sé, della motivazione di gara, miglioramento
della memoria e della concentrazione, ma non sono da sottovalutare quelli
collaterali come l’incremento dell'aggressività e dell'irritabilità, sbalzi di
umore, insonnia, attacchi di panico, scatti d'ira incontrollata, depressione,
pensieri paranoici, comportamenti psicotici e vari disturbi della personalità.
Tutto questo incide sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari ed extra-familiari
provocando altri tipi di sofferenze.
La
lotta contro il doping è spesso concentrata sulla repressione del fenomeno,
un’azione necessaria quanto comunque poco efficace ad estirpare il problema. Il
punto nodale, infatti, sta nella giusta attivazione di una cultura dello sport
che promuova un'immagine dell'atleta caratterizzata dalla capacità di
utilizzare al meglio le sue risorse psico-fisiche, di una cultura
della “vittoria” che lasci trasparire l’essenza dell’atleta, la
sua individualità, la sua capacità di mettersi in discussione e anche l’umiltà
di imparare dalla sconfitta.
Dott.ssa Ivana Siena
lunedì 3 giugno 2013
AMORE
Amare
Amare
significa lasciare all'altro la libertà di essere se stesso in ogni istante del
proprio cammino insieme, ed esserne capaci implica aver raggiunto una maturità
interiore tale da non temere neanche il venir meno dell’affetto o
dell’interesse da parte dell’amato. Amare vuol dire desiderare la gioia del
proprio amato senza porre alcuna condizione e senza aspettarsi nulla in cambio.
L’amore è una qualità del proprio essere, se la si possiede, ne beneficia
indistintamente chiunque ne venga a contatto, un amante, un amico, un figlio,
uno sconosciuto. Si dovrebbe stare insieme soltanto perché si sta bene
"con", e invece molto spesso si sta insieme perché si sta male
"senza". Solo se hai sconfitto la paura della solitudine sarai capace
di amare. Solo se ami la solitudine ogni momento vissuto con l’altro diventa
una scelta d’amore.
[Osho]
[Osho]
OTTIMISMO
Pensiero Positivo
Da Wikipedia: L'ottimismo è
un atteggiamento che si realizza nel pensare e nel vivere; se in questo
riguarda l'esistenza e il modo di comportarsi ed agire con il prossimo e la
società, nel pensiero porta a sviluppi complessi che concernono anche la
filosofia. Esso è perciò un modo di pensare, un modo di sentire e un modo di
vivere, dove la visione che se ne ha è la positività, o quantomeno il suo
prevalere sulla negatività. Gli ottimisti tendono a guardare "il lato
positivo delle cose" e ad assumere la buona fede nelle persone. Negli
ultimi tempi sta prendendo piede il modo di dire feel bullish, riferito ad
un modo di vivere positivista caratterizzato da atteggiamento ottimistico.
La psicologia cognitiva
definisce sindrome di Pollyanna il cosiddetto ottimismo
ottuso, che è tale poiché disancorato dai dati reali e oggettivi. Spesso si
confonde l'ottimismo con il cosiddetto "pensiero positivo" che per
certi versi rischia di assomigliare invece all'ottimismo ottuso poiché
tende a voler vedere la positività a tutti i costi anche nelle situazioni
oggettivamente negative.
Tale sindrome consiste nel
percepire, ricordare e comunicare in modo selettivo soltanto gli aspetti
positivi delle situazioni, ignorando quelli negativi o problematici.
L'Ottimismo ottuso o
ingenuo dunque è inutile e persino pericoloso e il pessimismo invece è negativo
e "triste"; qual è il modo "giusto" di vedere le cose?
L'Ottimismo Realistico è
la sintesi virtuosa della capacità di considerare i dati reali e oggettivi ma
cercando in essi la positività senza negare gli aspetti negativi della
situazione attuale. L'Ottimista Realista cerca di raggiungere i suoi obiettivi
anche partendo da una situazione non ancora perfetta. Il motto delle persone
che hanno Ottimismo Realistico non è: " tutto è positivo " bensì
" la situazione è questa... ma con impegno riuscirò a sistemare le cose al
meglio, imparando a fare quello che ancora non so fare! "
Nel caso del famoso
"bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto" l'Ottimista Realista non si
batte per dimostrare che sia più vero l'aspetto positivo di quello negativo,
poiché sono oggettivamente veri entrambi, tuttavia (supponendo che il bicchiere
pieno sia preferibile) cercherà di riempirlo e sarà fiducioso di potercela fare
dato che si sente già a metà dell'opera.
L'atteggiamento mentale con cui si affrontano gli accadimenti della propria vita è vitale nel far sì che questi si svolgano nel modo più funzionale al proprio benessere.
Centro di Psicoterapia Familiare
domenica 2 giugno 2013
OMOSESSUALITA'
Voglio condividere con voi una riflessione su un tema più che mai di attualità e fonte di grandi controversie. Di seguito troverete una lettera inviata al Direttore del giornale web "la repubblica" di DAVIDE TANCREDI.
Si parla di omosessualità, di tolleranza, di comprensione di un modo di essere che fino a pochi anni fa veniva curato come una malattia. La parola ACCETTAZIONE è fondamentale per eliminare un'altra parola, cura, inutile quanto inaccettabile e deleteria.
In un comunicato stampa del 19 Luglio 2011 il Presidente del
Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi,
dott. Giuseppe Luigi Palma, ha espresso la posizione ufficiale dell'Ordine
degli Psicologi in merito all'omofobia (cioè alle reazioni emozionali negative
nei confronti delle persone omosessuali) ed alle cosiddette terapie di
conversione e riparative (espressione generica che, in modo un pò
impreciso, accomuna i tentativi di modificare "terapeuticamente"
l'orientamento sessuale di un soggetto).
Il contenuto del comunicato non lascia spazio ad
interpretazioni; afferma nettamente che l'omosessualità non è una malattia da
curare, e che l'orientamento omosessuale non è da modificare.
Il comunicato prosegue affermando, in linea con quanto
sostenuto da anni dalla comunità scientifica internazionale, che:
1. affermare che
l'omosessualità si "curi" o che l'orientamento sessuale di una
persona si debba modificare è non solo scientificamente infondato, ma anche
socialmente pericoloso, in quanto alimenta lo stigma e la condanna sociale che,
secondo i modelli più accreditati, sarebbe alla base del rifiuto del proprio
orientamento omosessuale in molti soggetti ("omofobia
interiorizzata")
2. i tentativi di
"conversione" dell'orientamento sessuale non solo falliscono, ma sono
iatrogeni (cioè dannosi) per il soggetto
3. gli Psicologi non
derogano dal loro codice deontologico, e non si prestano a questi tentativi,
condotti molto spesso su base ideologico-religiosa o su modelli scientifici
ormai datati.
CARO direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio.
Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella
cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in
modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio
disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea
Nazionale francese.
Nonostante gli insegnamenti dalla morale
cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona
che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede,
merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a
posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano
di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra.
Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia.
Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più
civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.
Il Parlamento italiano riscontrando
l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in
linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle.
Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci
tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio
ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che
due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura,
perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza
stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento
dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia
"anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono
bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità
cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?
Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay - non sono così sconsiderato - chiedo solo di essere ascoltato.
Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay - non sono così sconsiderato - chiedo solo di essere ascoltato.
Un Paese che
si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di
vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a
togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in
cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello
che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né
siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati
partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere.
FONTE: www.repubblica.it
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