giovedì 7 novembre 2013

SINDROME DELLA LEONESSA E PATERNITA'

Madri leonesse e difficoltà dei padri ad entrare nel proprio ruolo

Il pater familias ha rappresentato per secoli la funzione del padre all'interno della famiglia. In una rigida ripartizione di funzioni con il ruolo materno, preposto all'educazione più che alla cura dei figli, il padre ha rappresentato in seno alla famiglia la legge e l'ordine, la continuità della tradizione ed ha avviato la prole alla vita sociale.
La figura paterna, che rompe il sodalizio madre-bambino, ha la funzione di distogliere il bambino da un vissuto di totale e continua disponibilità della figura materna.

Se la fusione madre-bambino si protrae nel tempo il padre ne è escluso o si auto-esclude, il rapporto di coppia ne risente creando un vuoto in cui il bambino si annida con il consenso della madre e la complicità del padre (figli che dormono nel lettone e padri sul divano che rinunciano al proprio ruolo di partner e alla propria funzione di oggetto-separatore).

Nell’affermare questo ruolo paterno molto incide l’atteggiamento della madre, ovvero la sua disponibilità ad includere il partner nel dialogo esistente tra lei ed il bambino, di citarlo, di ricordarlo e riconoscerlo come presenza significativa ed autorevole.

Diventa importante, inoltre, che la madre presenti un'immagine forte e degna di stima del padre in quanto per il bambino questo rappresenterà un elemento di grande importanza per la formazione del senso di sicurezza nelle proprie capacità e di autostima. L’essere amati, compresi, guidati da qualcuno che si reputa di valore ha un impatto più positivo sullo sviluppo dell’identità del bambino rispetto al crescere con un’immagine di un genitore che sia stato ripetutamente svalutato e ridicolizzato dall’altro.

Già durante la gravidanza egli è chiamato a svolgere una funzione contenitiva, condividendo con la sua compagna le ansie e le preoccupazioni che le trasformazioni corporee della gestazione possono generare, così come sarà chiamato, alla nascita del figlio, a svolgere una funzione protettiva per la delicata esperienza della coppia madre-bambino. L’idea tradizionale di padre può influire negativamente in questa fase creando distanza.

L'intimo avvicinamento dei padri all'esperienza della maternità può, da un lato far emergere  sentimenti più espliciti di tenerezza e condivisione, dall’altro può far affiorare un naturale senso di esclusione, se non di gelosia o di invidia, sentimenti a cui è spesso difficile dare una collocazione.
Dal punto di vista femminile l’aiuto paterno, seppur sollecitato, viene in determinati casi vissuto come un’invasione di campo. È  una reazione abbastanza comune dopo il parto che se esasperata può trasformarsi in quella che è stata definita “la sindrome della leonessa”.

La sindrome della leonessa è una distorsione della percezione delle cose e degli avvenimenti che circondano una mamma e la fanno diventare ossessivamente gelosa come una leonessa con i suoi cuccioli. Il paragone con la leonessa viene proprio dal modo in cui questo animale vive il rapporto con la propria prole: estremamente possessiva e protettiva, anche a costo della vita. La gelosia nei conforti di un neonato è normale, ma in alcuni casi può diventare patologica e causare nella madre un irrefrenabile istinto a tenerlo tutto per sé, nascondendolo dagli altri.

A volte la gelosia è così forte da considerare pericoloso addirittura il partner.
In una situazione simile si giunge rapidamente a un tracollo dell’equilibrio di coppia, perché l’arrivo di un bambino, benché evento stupendo per entrambi i genitori, porta comunque a una destabilizzazione iniziale, a causa dello sconvolgimento delle abitudini quotidiane e dell’inizio di grandi responsabilità da assumere.

Mentre alcune madri si rendono conto del loro atteggiamento esageratamente protettivo e geloso nei confronti del proprio figlio, altre tendono invece a esacerbarlo, convinte di agire nel modo corretto e giudicano invasivi e inopportuni i consigli da parte di parenti ed amici.
Le donne che vivono la sindrome della leonessa si pongono quindi in fase di difesa, pronte ad aggredire chiunque attacchi il loro cucciolo, anche se la “minaccia” dovesse provenire dal padre.
Le giustificazioni che le stesse donne danno del loro comportamento, denotano un totale distaccamento dalla realtà: hanno, infatti, paura che i propri figli possano essere contagiati da batteri e malattie portate da parenti o amici che potrebbero avere le mani sporche e toccano il bambino; temono che il neonato possa trovarsi a disagio tra le braccia di qualcun altro e che l’unico posto sicuro sia restare nel grembo materno; sono gelose delle troppe attenzioni da parte di terzi intenzionati ad “usurpare” l’affetto materno.

La rabbia che si genera verso gli altri, la gelosia patologica e l’ansia che coglie una madre affetta dalla sindrome della leonessa vanno oltre il semplice istinto materno di difesa.
Il marito, o compagno, di una donna affetta da sindrome della leonessa, dovrebbe cercare una comunicazione diretta, rassicurante, protettiva, con lei, la cui morbosità è probabilmente dovuta ad una insicurezza di fondo, legata alla nostalgia della gravidanza e al momento di felicità, gioia e aspettative vissute in quella circostanza.

Il sentimento predominante nel padre è il sentirsi escluso: esclusione sia dal rapporto madre-figlio che dalla coppia coniugale, il quale viene messo a dura prova dalla lotta per ritrovare una nuova intimità.

Laddove c’è una leonessa escludente, però, spesso c’è un leone che non riesce a reinserirsi nel nuovo menage. Questo accade perché avviene uno spostamento del focus di attenzione che mette l’uomo in crisi rispetto alla sua importanza per la compagna. Se i sentimenti di inadeguatezza che si vengono a formare sono supportati da una personalità insicura del nuovo padre, o da un esempio maschile altrettanto esitante vissuto nella propria famiglia d’origine, le difficoltà a ritrovare la propria collocazione saranno maggiori.

Per i papà, i cambiamenti dettati dall’arrivo di un figlio sono più faticosi e difficili da accettare in quanto, a differenza di una donna, ha una minore possibilità di prepararsi adeguatamente a livello emotivo alla nascita del bambino, perché non vivono sulla propria pelle la gravidanza. La preparazione c’è, ma è sempre ideale e non concreta come il sentire il bimbo nella propria pancia. Inoltre la maggior parte delle donne hanno la possibilità di allattare al seno e questo aiuta le mamme a creare rapidamente un legame emotivo e fisico con il piccolo, mentre i padri possono contribuire soltanto artificialmente.

Rimane, dunque, di fondamentale importanza che il papà instauri fin da subito un legame con il proprio figlio. Per fare questo è importante anche dedicarsi semplicemente al cambio di un pannolino o ad una passeggiata con la carrozzina.

Costruire un rapporto personale con il proprio figlio, fin dai primi vagiti, aiuta i papà a non sentirsi esclusi da questo nuovo menage familiare e la collaborazione della mamma è essenziale. E’ necessario dare importanza alla coppia, parlarsi e non dimenticarsi che è la coppia ad aver scelto di avere un figlio ed è la coppia il fondamento basilare di una famiglia.

Riuscire a passare del tempo insieme, nonostante la stanchezza, e recuperare un minimo di intimità aiuta i neo genitori a non sentirsi esclusi dal rapporto di coppia. La serenità emotiva, fisica e sessuale dei genitori è alla base della serenità del nuovo arrivato.

Il padre non è semplicemente la luce che illumina la diade madre-bambino ma è, assieme a loro, l'essenza di un quadro in cui ogni singola parte ha senso solo in relazione alle altre.


Dott.ssa Teresa Giuzio


Teresa Giuzio è Dottoressa in Psicologia, laureata presso l’Università “G. D.’Annunzio” di Chieti. Svolge il tirocinio formativo presso la Obiettivo Famiglia Onlus di Pescara.


Centro di Psicoterapia Familiare



venerdì 1 novembre 2013

FAMIGLIE ALLO STADIO

Calcio e tifo nel legame tra padre e figlio


Il legame tra genitore e figlio rinsaldato dalla comune passione per la propria squadra di calcio e l'importanza delle famiglie allo stadio, un tema di grande attualità che è stato approfondito per FORZAPESCARA.TV .

«E’ sabato pomeriggio e come spesso capita specialmente quando c’è un po’ di sole e non fa freddissimo porto mio figlio a vedere la mia squadra del cuore. Ha quattro anni e mezzo, da sempre l’ho portato ad assaporare l’atmosfera, i seggiolini, il campo verde e 22 ragazzi che danno l’anima per mettersi in evidenza. Non nego che è anche un pretesto per vedere qualunque partita giocata con quella maglia, ma cercare di “educare” il bambino e trasmettergli questa passione, come fece mio padre, è il sogno più grande» (Un tifoso dal web). 
Questa è la testimonianza di un tifoso come molti, che comunica attraverso le sue parole, la sua grande passione per il gioco del calcio, ormai un culto a livello nazionale quanto mondiale. Portare i propri figli allo stadio è un modo di lasciare traccia di sé, della propria dedizione ad un interesse che si tramanda di generazione in generazione. Si tratta quindi di un modo alternativo di interpretare l’intensità di un legame forte come può essere quello tra genitore e figli, in particolare tra padre e figlio quando si tratta di calcio.
Ci sono tanti motivi per i quali il calcio piace e appassiona un numero così rilevante di persone. Ciò che ne esprime la vera essenza è la possibilità di sentire sulla pelle le emozioni che trasmette nella consapevolezza che sono le stesse di chi ti sta affianco. In questo contesto, perciò, condividere significa “dividere con” qualcuno i significati delle azioni in campo, le scelte dei suoi protagonisti, l’attesa del goal, l’esultanza della vittoria. Poterlo fare con una persona di famiglia come il proprio figlio è l’apice del’appagamento e racchiude in sé una funzione importantissima, ossia quella di tramandare questa passione che rafforzerà nel tempo il legame di unione tra i due consanguinei.
Per un genitore che porta la famiglia a vedere la partita, lo stadio rappresenta, con grande probabilità, un luogo che egli stesso nell'infanzia ha imparato a conoscere ed amare in compagnia di suo padre e che ora, in una nuova veste, vive con la sua prole. In questa sorta di passaggio del testimone, adesso è lui a trasmettere il significato di questa esperienza. Inoltre, vedere sugli spalti una donna in dolce attesa è conferma che ci sarà una continuità generazionale di questo interesse.
L’età tipica di “iniziazione” dei bambini allo stadio è intorno ai quattro anni, quando il papà esce dalla sola funzione di sostenitore della maternità della compagna e può assumere realmente il suo ruolo scoprendo il valore del sentirsi pienamente padre. In questo momento di crescita del bambino il triangolo familiare è formato in ogni sua parte e il padre, da regolatore di una relazione a due (madre/bambino), è ora sempre più impegnato ad assolvere ai compiti tipici del Paternage (inteso come cura, dolcezza, autorevolezza, dimensione etica e delle regole trasmesse e condivise). Deve quindi rispondere emotivamente ai bisogni del figlio, ma anche insegnargli a vivere nella società e ad adattarsi alle richieste esterne e, poiché il bambino comunica attraverso il gioco, quello sportivo risulta il contesto migliore per aiutare il genitore in questo compito evolutivo. Si tratta di una vera e propria forma di trasmissione del mandato familiare, vale a dire il compito più o meno esplicito assegnato ai membri di una famiglia riguardo a una serie di ruoli da ricoprire e di scelte da fare.
La prima volta allo stadio resta indimenticabile per ogni bambino come per il genitore che vede la faccia del figlio nel momento in cui finalmente si trova sulle gradinate, paralizzato con la bocca aperta. In quell'istante diventa chiaro che anche lui è conquistato dalla magia dello stadio e che da quel momento in poi i due avranno per tutta la vita almeno una passione da condividere.
A rinforzare questa nuova unione ci sono inoltre i rituali: piccoli gruppi di bambini accompagnati da qualche adulto prendono posto sugli spalti, tutti bardati dai colori della propria squadra, ognuno con la maglia personalizzata di nome e numero del proprio idolo (spesso corrispondente allo stesso del padre); gli stessi bambini che intonano strofe di cori in attesa dell’ingresso della squadra e che si siedono rigorosamente nello stesso ordine dell’ultima partita a cui hanno assistito e da cui sono usciti vincenti. Le sciarpe agitate da piccoli diventano parte dell’arredamento della propria stanza ed assumono un valore affettivo incomparabile.
Il vivere insieme questa esperienza diventa importante al punto che se uno dei due è impossibilitato l’altro difficilmente decide di parteciparvi senza; il legame che si crea in questi eventi è di pura complicità tanto che l’uno può sentirsi incompleto senza l’altro o sentire di tradirlo se decidesse di partecipare comunque.
Si dice che più che il primo bacio, per tutta la vita il tifoso ricorda la sua prima partita vista allo stadio di cui per anni ha conservato il biglietto nel diario scolastico. Mantenere questa tradizione nonostante le difficoltà di oggigiorno è fondamentale perché rappresenta una possibilità di rinsaldare il legame tra padre e figlio attraverso passione, dedizione, complicità e condivisione, tutti elementi distintivi della famiglia.


Dott.ssa Ivana Siena

lunedì 28 ottobre 2013

SI CONSIGLIA DI LEGGERE...

PSICOLOGIA DELLO SPORT 


La metafora del teatro per spiegare un fenomeno sportivo e di vita:

“VITTORIA O SCONFITTA, IL COPIONE CHE SI RIPETE”




Leggilo  su:

lunedì 21 ottobre 2013

MATTEO E L'ESEMPIO DI ALEX ZANARDI

Una storia che nella diversità profuma di normalità



Caro Alex, chissà cosa hai provato quando la vita ti ha imposto un "pit stop" così lungo. Tu che hai da sempre avuto la velocità nel sangue… Beh, non deve essere stato semplice frenare di colpo a causa di quel brutto incidente. Quel giorno hai perso l’uso delle gambe, in quei lunghi attimi hai visto la morte negli occhi e ci hai tenuto tutti con il fiato sospeso. Alla fine, però, grazie ad interventi tempestivi e alla prontezza dei soccorritori sei stato trasportato in ospedale e le tue condizioni gravissime hanno fatto sì che fossi sottoposto a ben quindici interventi. Il risultato è stato l'asportazione degli arti inferiori.
Credo che chiunque dopo tutto questo calvario avrebbe detto basta. Invece tu no, tu che hai rischiato di morire, da quel momento ti sei imposto di rincominciare a VIVERE. Dopo mesi e mesi di dura riabilitazione ti sei rimesso in piedi con due “gambe nuove". Da qui hai iniziato a vivere insegnando a tutti che "se hai un buon cervello ed un buon cuore le gambe sono un optional".
Ti sei rimesso in gioco tornando a fare la cosa più naturale per te, correre, così da dichiarare al mondo intero che quando si hanno dei sogni bisogna combattere per realizzarli, senza se e senza ma. Ce l'hai fatta grande Alex! Nonostante ciò che hai vissuto sulla tua pelle, non hai mai perso le caratteristiche che tutti i campioni come te hanno: voglia di competere, di osare, di superarsi e di porsi sempre nuovi traguardi da raggiungere.  In altre parole, la voglia di non fermarsi mai.
La presenza di quelle due protesi non hanno tolto nulla al campione che c’è in te. Chi ascolta la tua storia di vita viene inebriato da un profumo di normalità in un contesto in cui la diversità è evidente, ma è vissuta come opportunità più che come ostacolo. Mi ha colpito, inoltre, la sorprendente umiltà di cui ti vesti, tipica di chi nasce con una particolare attitudine a perseguire i propri obiettivi.
Sembra che per te sia straordinariamente normale fare ciò che fai, perché sei nato per correre. Non pensi, da buon atleta, al tuo incidente come ad una fine, ma ti poni sempre nuovi obiettivi da raggiungere. Questa è la tua indole, una caratteristica con la quale sei nato e che è rimasta immutata nel corso del tempo.
Continua a rimanere così umile e a vivere “Normalmente” ogni giorno della tua esistenza. Al di là delle difficoltà, ogni singolo attimo della tua vita profuma di normalità, un’esperienza che per tutti può sembrare straordinaria che tu però insegni essere normale. Anzi no, straordinariamente normale

La diversità non è un ostacolo ma un'opportunità . Diversità e normalità non sono agli antipodi ma sono una accanto all'altra perché si completano a vicenda in un grandioso spettacolo chiamato Vita. Grazie Alex.

Matteo Sborgia


Matteo Sborgia è un ragazzo di Pescara, iscritto alla Magistrale di Lettere Moderne all'Università di Chieti. Le difficoltà motorie che quotidianamente vive hanno spinto Matteo a scrivere per questo blog una lettera aperta al campione sportivo Alex Zanardi, emblema di coraggio e forza d'animo. 
Alessandro Zanardi è un pilota automobilistico, ciclista su strada e conduttore televisivo italiano.
Nell'automobilismo si è laureato campione CART nel 1997 e 1998, e campione italiano superturismo nel 2005
Perde entrambe le gambe a seguito di un grave incidente. Sopravvive e ricomincia a correre diventando l'asso dell'handbike. Nel paraciclismo ha conquistato due medaglie d'oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012, e tre titoli ai campionati mondiali di Baie-Comeau 2013.

sabato 12 ottobre 2013

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IL VERO POTERE

Quando non c’è auto-riconoscimento, noi non possiamo nemmeno scegliere per noi stessi e per la nostra vita, ma soltanto subire quella inconsapevolezza che ci trascina da una situazione ad un'altra, da un compromesso all'altro, sempre più in basso e, soprattutto, sempre più lontani da una possibile felicità.


sabato 14 settembre 2013

EVVIVA LA SCUOLA - I DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO




LE DIFFICOLTA’ IN CUI PUO’ IMBATTERSI UN BAMBINO A SCUOLA

Molti genitori non immaginano quali possano essere le difficoltà che vivono i loro figli a scuola, non credono che proprio il loro bambino possa
sviluppare un Disturbo dell’Apprendimento o che possa avere problemi nel 
relazionarsi con insegnanti o compagni di classe.  
All’interno dell’evento EVVIVA LA SCUOLA e nei punti raccolta di materiale scolastico, Il Centro di Psicoterapia Familiare mette a
disposizione una brochure informativa sull’argomento e una descrizione 
sintetica ma dettagliata dei principali DSA Disturbi Specifici 
dell’Apprendimento.

Riconoscere i segnali delle difficoltà che stanno vivendo i bambini a scuola è l’unico mezzo per intervenire tempestivamente ed evitare problematiche legate all’autostima, oltre che reali difficoltà nell’apprendimento. È un momento importante di vita, il bagaglio culturale è importante per definire il futuro di ogni persona.

Partecipate alla raccolta e chiedete la brochure informativa! Conoscere significa prevenire!







venerdì 6 settembre 2013

EVVIVA LA SCUOLA, RACCOLTA DI MATERIALE SCOLASTICO E SPETTACOLO FINALE

Evviva la Scuola!
 L’Associazione Motus, con il Patrocinio del Comune di Francavilla al Mare (Assessorato Politiche Sociali), presenta “Evviva la Scuola”, una raccolta di solidarietà di materiale scolastico, nuovo o usato in buone condizioni, in favore delle famiglie indigenti della città. 



La raccolta, che vedrà il coinvolgimento di realtà cittadine quali l’Associazione Orizzonte, Itaca e il Gruppo Scout Francavilla 1, si terrà in 8 attività commerciali dislocate in punti strategici di Francavilla (elenco in calce) e si protrarrà dal 12 Settembre al 14 Settembre con i seguenti orari: 12 e 13 Settembre dalle ore 17:00 alle ore 20:00; il 14 Settembre dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 20:00.
La distribuzione di quanto raccolto sarà a cura dell’Associazione Emozioni. Durante la raccolta saranno distribuiti in tutti i punti, a cura del Centro di Psicoterapia Familiare di Pescara, opuscoli informativi circa i più diffusi disturbi dell’apprendimento dei quali possono essere affetti i bambini in età scolare. A conclusione della raccolta, presso il Mu.Mi. di Francavilla, vi sarà a partire dalle ore 20:00 uno spettacolo per bambini ed adulti con gli artisti Dario Miccoli , che proporrà momenti magia e cabaret, e Gianluca Turchetta, che intratterrà la platea con una performance circense. «Cerchiamo sempre di dare sempre un taglio sociale a tutte le nostre attività», dichiara il Presidente Motus Michele Accettella, «ed “Evviva la Scuola” rappresenta tutto ciò nel quale crediamo poiché è un evento che coinvolge Francavilla tutta e vede la collaborazione di tantissime associazioni che operano sul territorio. Con questa grande manifestazione si chiude per la Motus un 2013 davvero importante che ha visto non solo il grande successo de “La Notte della Pizzica” ma soprattutto la nascita del Progetto Europeo “Il Teatro degli Uguali”». L’Assessore Francesca Buttari chiede l’aiuto di tutta la cittadinanza: «chiedo personalmente un gesto di solidarietà a tutta la città per contribuire a sostenere i nuclei familiari che in questo particolare momento storico hanno meno possibilità. Abbiamo deciso di impegnare le nostre energie e quelle di tutte le associazioni che operano nel volontariato e di dedicarla alla raccolta di materiale scolastico, perchè crediamo fortemente che ogni bambino e ogni ragazzo debbano essere messi nelle condizioni di poter vivere la scuola, luogo fondante della crescita di ogni individuo, potendo disporre di tutto il confort necessario. Attraverso un piccolo gesto, ognuno potrà sentirsi protagonista di questo progetto». In conclusione, la Dottoressa Ivana Siena, Responsabile del Centro di Psicoterapia Familiare, sottolinea l’importanza del saper riconoscere alcune problematiche comuni ai bambini per quanto concerne le difficoltà di apprendimento: «i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono i più frequenti disordini dello sviluppo neuropsicologico del bambino. Riguardano alcune abilità specifiche quali la lettura e la scrittura e si manifestano in assenza di deficit intellettivi, neurologici e sensoriali. La scuola ha il dovere di riconoscerne i segnali, la famiglia di non sottovalutarli per evitare che costituiscano nel tempo causa di abbandono scolastico e che diano origine a bassa autostima nel bambino, depressione e talora comportamenti a rischio»
Elenco punti raccolta:
- Sisa
- Conad – Dico
 - Buffetti - Cartolandia
- Libreria Universitas
- Libreria Ufficio Scuola

 - Libreria Tutto Scuola

martedì 27 agosto 2013

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SPORT E PSICOLOGIA

Il legame tra genitore e figlio rinsaldato dalla comune passione per la propria squadra di calcio e l'importanza delle famiglie allo stadio, un tema di grande attualità

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CALCIO E TIFO NEL LEGAME TRA PADRE E FIGLIO