giovedì 25 luglio 2013
venerdì 19 luglio 2013
ESPRIMERSI NEL GIOCO
CHE COS'È IL GIOCO SIMBOLICO?
Il gioco svolge
un ruolo chiave nello sviluppo del bambino dal punto di vista cognitivo,
affettivo e sociale. Nel gioco spesso il bambino imita ciò che accade
nella realtà “facendo finta di”: oggetti, azioni, situazioni presenti vengono
utilizzati come simboli per rappresentare qualcosa che non è presente ma che si
può immaginare. Questa fase, che compare nel secondo anno di vita, si chiama gioco
simbolico ed evidenzia le capacità di rappresentazione dei bambini
(Bornstein, O’Reilly, 1993).
Durante il secondo
anno di vita, in cui i bambini cominciano a concettualizzare relazioni astratte
tra i simboli e i referenti della vita reale, il gioco diventa una modalità
fondamentale di rappresentazione mentale.
Piaget (1962) ha
posto in stretta relazione il gioco e lo sviluppo cognitivo dei bambini.
Il bambino nel primo anno di vita manipola un oggetto alla
volta e mette in atto comportamenti riguardanti la sfera sensomotoria. Questo
tipo di gioco si chiama esplorativo o non simbolico perché
consente di raccogliere informazioni sugli oggetti e sulle loro qualità
percettive. Man mano il bambino mette in atto comportamenti più avanzati
manipolando parti di oggetti o giustapponendo due o più oggetti per osservare
la relazione.
Durante il secondo
anno di vita le azioni di gioco diventano ancora più complesse coinvolgendo
oggetti che a loro volta possono diventare altri oggetti, come un cubo che
diventa una torre. Il gioco diventa così simbolico o di
rappresentazione, perché costituisce un mezzo per mettere in atto delle
scene simboliche. Secondo la teoria di Piaget il gioco segue uno
sviluppo sequenziale ordinale, l’azione e l’esplorazione sono alla base
della conoscenza e il gioco simbolico passa da una modalità che coinvolge solo
se stesso, come far finta di dormire, a un gioco che coinvolge gli oggetti,
come far finta che la bambola mangi.
Lo sviluppo del gioco simbolico avviene
secondo cinque stadi di livello:
·
Gioco di passaggio: ossia un’approssimazione di
simbolizzazione, come portare il telefono all’orecchio senza parlare;
·
Gioco simbolico diretto a sé: come fingere di
dormire;
·
Gioco simbolico diretto ad altri: come abbracciare
la bambola;
·
Sequenza di giochi simbolici: come fare il
numero e telefonare;
·
Simbolizzazione sostitutiva: quando vengono
coinvolti uno o più oggetti sostitutivi, ad esempio usare il cubetto come
cornetta e parlare al telefono.
Nel corso del terzo anno di vita, le
capacità di mettere in atto delle azioni di gioco più complesse vengono
consolidate e messe in atto più frequentemente.
Inoltre, Vigotskij (1978) ha
concepito il gioco simbolico non più come un’attività solitaria che evidenzia
gli schemi del bambino che già possiede, ma come un’attività
formativa che avviene attraverso l’interazione tra il bambino e i
genitori (Smolucha, Smolucha, 1998). Perciò lo sviluppo del gioco nel
bambino avviene anche grazie all’interazione con l’adulto attraverso
l’interazione e rispondendo alle sue richieste. Egli ha enfatizzato il ruolo
dell’interazione per lo sviluppo cognitivo attraverso il concetto di zona
di sviluppo prossimale, che indica lo spazio che consente di innalzare il
livello di risoluzione dei problemi del bambino sotto la guida di un partner
più esperto come la madre, rispetto a una performance spontanea e libera se
fosse da solo. Quindi l’adulto svolge un ruolo di supporto
(scaffolding) per lo sviluppo del bambino fino a quando quest’ultimo
non ha appreso specifiche abilità che gli consentiranno di essere autonomo. Per
questa ragione il gioco consente al bambino di transitare nellazona di sviluppo
prossimale, mediante la quale si realizza una anticipazione dello sviluppo. L’apprendimento
è possibile attraverso relazioni significative che costituiscono una specie di
impalcatura, che sostiene il bambino, il quale costruisce attivamente lo
sviluppo di nuove competenze che vengono interiorizzate. Vygotskij attribuisce,
quindi, importanza all'interazione nel processo di apprendimento, che diventa
un elemento strutturante verso lo sviluppo e la crescita del bambino.
Fonte: dr.ssa A. Cornale davidealgeri.it
venerdì 12 luglio 2013
ARTE E PSICOLOGIA NEL SOGNO
I SEGRETI DI
MORFEO
Si è svolto ieri sera, 11 luglio, l’evento “I Segreti di
Morfeo”. Arte, musica,
cultura e psicologia hanno
incontrato il pubblico del ristorante Maccherone di
Pescara per comunicare pensieri, poesie e significati del
Sogno.
L’artista Giuseppe
Calì ha rievocato scritti e poesie che
parlano del sogno, la dott.ssa Ivana Siena
ne ha descritto l’importanza come mezzo per conoscere se stessi, il tutto
accompagnato da un sottofondo musicale a cura di Maria Flavia De Carolis.
sabato 29 giugno 2013
FOTOTERAPIA
La vita segreta degli scatti personali e delle foto di famiglia
Ogni foto che una persona scatta o conserva è anche un tipo di
autoritratto, un tipo di "specchio con memoria" che riflette quei momenti e
quelle persone che sono state così speciali da essere fissate per sempre nel tempo. Considerate collettivamente,
queste foto rendono visibile il flusso delle storie della vita di quelle persone e servono come
impronte visive che segnano dove loro sono state (emotivamente, come pure fisicamente) e forse
segnalano dove probabilmente si dirigono. Perfino le reazioni delle persone verso cartoline, foto
di riviste e le foto scattate da altri possono fornire chiavi rivelatrici della loro vita interiore e dei
loro segreti.
Il vero significato di una foto qualsiasi si trova meno nei suoi
aspetti visivi che nellʼevocazione che i dettagli suscitano nella mente (e nel cuore) di ogni
osservatore. Mentre si guarda una foto, una persona in realtà crea spontaneamente il significato che
ritiene provenire dalla foto stessa, e questo significato può essere diverso da quello che il fotografo
intendeva trasmettere. Perciò, il significato (e il linguaggio emotivo) di una foto dipende
piuttosto da chi lʼosserva, perché la percezione individuale e lʼesperienza di vita di ognuno
incorniciano e definiscono quello che si "vede" come reale. Quindi, le reazioni verso una
fotografia che una persona considera speciale possono in realtà rivelare molto su se stessa, se vengono fatte le
domande adeguate.
Come lo psicoterapeuta usa le foto per aiutare a guarire le
persone la maggior parte delle persone conserva le fotografie senza mai
soffermarsi per chiedersi il perché. Ma, proprio perché le foto personali registrano per sempre
momenti importanti del quotidiano (e le emozioni inconscie associate a questi momenti),
possono servire come ponti naturali per accedere, esplorare e comunicare sentimenti e ricordi
(inclusi quelli profondamente
sotterrati o da molto tempo dimenticati), insieme alle tematiche
psicoterapeutiche che questi ricordi e sentimenti portano alla luce. Gli psicoterapeuti trovano che le
foto dei loro pazienti funzionano
spesso come costruzioni simboliche e oggetti di metafora
transazionali che offrono silenziosi "insight" del mondo interiore in una maniera che le
parole da sole non potrebbero mai rappresentare o decodificare.
Sotto la guida di uno psicoterapeuta che conosca le tecniche di
fototerapia, i pazienti esplorano i significati delle loro foto e i loro album di famiglia
a livello emotivo oltre al loro significato visivo. Queste informazioni rimangono latenti in tutte
le foto personali dei pazienti, ma quando queste foto vengono utilizzate per stimolare il dialogo
terapeutico, si crea una connessione meno censurata con lʼinconscio.
Durante le sessioni di fototerapia le foto non vengono soltanto
utilizzate per essere
contemplate in una riflessione silenziosa, ma al contrario vengono
create attivamente -- si posa
per le foto, si parla alle foto, si ascoltano le foto -- vengono
utilizzate per illustrare nuove narrative,
nuovi ruoli, per visualizzare di nuovo nella memoria o nellʼimmaginazione, e
vengono integrate nelle espressioni di Arteterapia, o addirittura per creare
dialoghi tra le foto stesse.
Quali sono le tecniche applicate nella Fototerapia?
Fare delle foto o portarle con sé nelle sessioni di psicoterapia è
soltanto lʼinizio. Una volta che le foto vengono osservate, il passo seguente consiste nellʼattivare tutto
quello che queste foto fanno venire in mente (esplorando i suoi messaggi visivi,
iniziando a dialogarci, facendo delle domande, prendendo in considerazione i risultati di cambiamenti
immaginari o di altri possibili punti di vista e così via). Quello che per i fotografi è normalmente il
punto di arrivo (ossia la foto finita, stampata) non è che il punto di partenza per gli obiettivi della
Fototerapia...
Il compito principale del terapeuta è quello di incoraggiare e di
fornire sostegno al paziente nel percorso di scoperta personale mentre esplora e interagisce con le
sue foto e le foto di famiglia che vengono osservate, scattate, raccolte (per esempio cartoline,
foto di riviste, biglietti dʼauguri, e così via), ricordate, attivamente ricostruite o soltanto
immaginate.
Perciò, ognuna delle cinque tecniche di Fototerapia viene abbinata
ai seguenti cinque tipi di fotografie che poi vengono spesso utilizzate in varie combinazioni
lʼuna con lʼaltra, come pure in associazione con tecniche di Arteterapia e altre terapie creative:
Foto scattate o create dal paziente (sia quelle in cui il paziente crea effettivamente lʼimmagine utilizzando una macchina fotografica, o semplicemente
"appropriandosi" di immagini create da altri, raccogliendole da riviste, cartoline, internet,
manipolazioni digitali e così via);
Foto scattate al paziente da altre persone (sia quelle per cui ha posato volutamente che quelle catturate spontaneamente a sua insaputa);
Autoritratti, ossia qualsiasi foto che i pazienti fanno a se
stessi, sia letteralmente che metaforicamente (in ogni caso,
queste sono foto in cui i pazienti esercitano un controllo totale su tutti gli aspetti della creazione dellʼimmagine);
Album di famiglia o altre collezioni di foto biografiche (sia quelle della famiglia biologica che quelle della famiglia di adozione; sia che le foto siano state raccolte
formalmente in un album o semplicemente tenute sparse, appiccicate sul muro o sulla porta
del frigorifero, dentro il portafoglio, incorniciate sulla scrivania, sullo schermo del
monitor o nei siti web familiari, e così via);
...E infine,
"Foto-proiezioni", la tecnica utilizza il meccanismo (fenomenologico) secondo
cui il significato di qualsiasi foto è in primo luogo creato dallʼosservatore durante
il processo di percezione dellʼimmagine. Lʼatto di guardare qualsiasi immagine fotografica produce delle
percezioni e reazioni che vengono proiettate dal mondo interiore della persona
sulla realtà e che determina così il senso che viene dato a ciò che si vede. Perciò questa tecnica
non si basa su un tipo specifico di foto ma piuttosto sullʼinterfaccia meno tangibile tra una
foto e il suo osservatore o creatore, lo "spazio" in cui ogni persona forma le proprie originali
risposte a ciò che vede.
Centro di Psicoterapia Familiare
IMPARIAMO DAI FILM
LE PAGINE DELLA NOSTRA VITA
IL PRIMO INCONTRO
AMICIZIA
INNAMORAMENTO
LA FAMIGLIA D'ORIGINE
SCEGLIERSI...
IMPEGNO, INTIMITA’, PASSIONE
LA TERZA ETA'
La scena iniziale è ambientata in una
casa di riposo: un uomo, ormai anziano, legge le pagine di un diario ad
un'anziana donna affetta dal morbo di Alzheimer. L'unica cosa che la donna non
dimentica mai è un pezzo di Chopin, che suona sempre al pianoforte.
Allie
è una ragazza che nutre una gran passione per la pittura e per la musica. In un
giorno di inizio estate, a una festa, conosce Noah, un ragazzo della sua stessa
età, un operaio che vive in campagna con suo padre.
L'amore
tra i due giovani scatta immediatamente; dovranno, però, dirsi addio perché il
rapporto non è ben visto dalla famiglia della ragazza. Noah scrive ogni giorno
una lettera ad Allie, sperando che le possa leggere. Non ricevendo delle
risposte, pensa di essere stato solo una cotta estiva. Allie, purtroppo, non è
al corrente del contenuto delle numerose lettere, in quanto la madre, contraria
alla storia d'amore dei due, le nasconde per anni.
Con
lo scoppio della seconda guerra mondiale Noah parte come soldato ed Allie
diventa infermiera e conosce un altro uomo, Lon, che si innamora di lei e le
chiede di sposarlo. Una volta a casa, Noah decide di ristrutturare la casa in
cui aveva vissuto dei momenti importanti con Allie, dedicandosi ai particolari
che lei desiderava. Allie scopre tutto, le vengono riconsegnate le lettere
dalla madre e decide di andare da Noah per chiarirsi una volta per tutte.
L'anziana
donna in un momento di lucidità ricorda tutto: l'uomo anziano che le legge le
pagine del diario è proprio Noah, suo marito, che le è rimasto vicino lungo
tutto il percorso della malattia.
giovedì 27 giugno 2013
PERSUASIONE
"Tu farai quello che dico io"
La comunicazione con
le parole è la caratteristica fondamentale che ci rende esseri umani e ci
distingue dagli animali. Attraverso il linguaggio, verbale e non verbale,
riusciamo non solo a far comprendere o comunicare i nostri stati d’animo, le
nostre esigenze e necessità, ma possiamo anche modificare l’atteggiamento e il
comportamento dei nostri interlocutori. Esiste infatti una capacità psicologica
umana, chiamata persuasione, che aiuta alcune persone a convincerne altre rispetto
agli argomenti più vari. La persuasione si distingue da altre tecniche di
convincimento poiché prevede il solo utilizzo di parole e linguaggio del corpo.
Essa, infatti, può risultare utile in diverse occasioni, non solo a lavoro: le
persone che sanno sfruttare al meglio questa capacità sono quelle che la utilizzano
per raggiungere i propri obiettivi e per rendere più comprensibile un
determinato argomento. La persuasione, però, viene spesso utilizzata anche in
maniera negativa, soprattutto nella comunicazione pubblicitaria e in quella
politica. Per questo motivo è importante cercare di capire e conoscere le
tecniche di persuasione per comprendere qual è l’effetto su di noi e quali
fattori psicologici usa. Uno dei massimi esperti mondiali delle tecniche di
persuasione è l’americano Robert Cialdini,
psicologo e docente di Marketing presso l’Arizona State University. Dai suoi
studi si è evidenziato come una richiesta può essere respinta o accettata, a
seconda di come venga formulata, e che alla base dell’accettazione e delle
numerose tattiche usate ogni giorno dai persuasori per ottenere un risultato
positivo ci sono sei schemi fondamentali: le sei leve della persuasione. Si
tratta di semplici strategie cognitive fondamentali, da utilizzare nella
comunicazione interpersonale per modificare l’atteggiamento e soprattutto il
comportamento dei propri interlocutori:
1. coerenza: essere o anche solo sembrare coerenti trasmette una sensazione
di affidabilità e sicurezza che induce gli altri a fidarsi;
2.
reciprocità: sentirsi obbligati a contraccambiare i favori;
3.
riprova sociale: in ogni situazione di incertezza, ritenere valide le scelte
compiute da un elevato numero di persone (fenomeno psicologico-sociale, questo,
alla base della diffusione delle mode);
4.
autorità: le opinioni e le posizione espresse da una persona di rilievo
sono ritenute valide;
5.
simpatia: costruire un legame di simpatia, reale o presunto, poiché
abbiamo una tendenza a dire sì alle persone che ci piacciono;
6.
scarsità: attribuire valore alle cose che sono difficili da reperire,
perché tendiamo a ottimizzare le risorse poco disponibili.
Sara D'Aristotile
mercoledì 26 giugno 2013
CENTRO di PSICOTERAPIA FAMILIARE dott.ssa IVANA SIENA: GENITORI IN ATTESA
CENTRO di PSICOTERAPIA FAMILIARE dott.ssa IVANA SIENA: GENITORI IN ATTESA: Fasi psicologiche della gravidanza A livello fisiologico i nove mesi di gestazione sono un tempo preparatorio sia perché l'...
lunedì 24 giugno 2013
GENITORI IN ATTESA
Fasi psicologiche della gravidanza
A livello fisiologico i nove mesi di gestazione sono un
tempo preparatorio sia perché l'embrione e il feto possano maturare e crescere
fino a diventare un individuo pronto ad affrontare la vita al di fuori dell'utero materno,
sia perché il corpo della madre possa gradualmente prepararsi ad accogliere un
corpicino che cresce e modificarsi per aiutarne la nascita. Accanto a questo
insieme di fitti cambiamenti fisiologici, non sono mai da dimenticare gli
altrettanto intensi mutamenti psicologici che la madre attraversa durante la gravidanza, che sono da
considerarsi propedeutici a renderla, anche dal punto di vista psicologico, una
madre pronta a prendersi amorevolmente cura del suo bambino. Si immagini per
assurdo che la gravidanza si svolga nell'arco di una settimana. In tal caso la
nostra specie avrebbe avuto veramente poche probabilità di arrivare fino ai
giorni nostri. In un tempo così breve non sarebbe infatti possibile sviluppare
il senso di attaccamento così profondo che legano una madre e un bambino nei
nove mesi di gestazione e che consentono al bambino di poter contare su un
accudimento che lo accompagnerà costantemente soprattutto nei primi anni di
vita. Anche in natura, più è lunga la gestazione nelle specie animali, più i
cuccioli necessitano di lunghe cure materne anche dopo la nascita, prima di
diventare individui autonomi.
Ecco perché il tempo psicologico
della gestazione è un fattore chiave su cui ogni donna in gravidanza dovrebbe soffermarsi a riflettere.
Durante questi lunghi mesi la donna
incinta vede alternarsi fasi psicologiche molto diverse tra loro.
Il primo trimestre è un
momento di shock e di improvvisa necessità di assestamento sotto nuovi
equilibri. Da un lato i veloci mutamenti ormonali e
fisiologici che da subito interessano il corpo femminile (anche se spesso non
ancora visibili) possono creare alla donna alcune difficoltà come stanchezza, nausea, cambiamenti
di umore, dall'altro la delicatezza di questa prima fase della gravidanza non
consente pienamente alla donna di gioire dell'evento che le sta capitando.
È relativamente
frequente in questo periodo assistere ad interruzioni spontanee e precoci della
gravidanza. L'ansia che si
possa verificare questa eventualità, accompagnata alla mancanza di segnali dal corpo
che possano far sentire la vitalità del bambino, sono elementi che accomunano
la maggior
parte delle donne in questa fase.
Vi sono poi le preoccupazioni circa lo stato di salute del proprio bambino. Stati d'animo molto comuni sono la preoccupazione che il bambino cresca nel modo adeguato, che non abbia malattie genetiche, malformazioni o altre patologie. Da questo punto di vista, farsi costantemente seguire dal personale medico o ostetrico è un modo per trovare risposte a dubbi e paure che sono del tutto legittimi e comprensibili. È molto importante durante la gravidanza farsi accompagnare lungo tutto il percorso da persone, sia dal punto di vista professionale che umano, in grado di accogliere senza giudizio le preoccupazioni e gli stati d'animo della madre.
Vi sono poi le preoccupazioni circa lo stato di salute del proprio bambino. Stati d'animo molto comuni sono la preoccupazione che il bambino cresca nel modo adeguato, che non abbia malattie genetiche, malformazioni o altre patologie. Da questo punto di vista, farsi costantemente seguire dal personale medico o ostetrico è un modo per trovare risposte a dubbi e paure che sono del tutto legittimi e comprensibili. È molto importante durante la gravidanza farsi accompagnare lungo tutto il percorso da persone, sia dal punto di vista professionale che umano, in grado di accogliere senza giudizio le preoccupazioni e gli stati d'animo della madre.
Il secondo trimestre appare
come un periodo nettamente diverso. Da un lato è possibile rasserenarsi
maggiormente circa l'eventualità di un aborto spontaneo (evento molto meno
frequente in questa fase) e dunque "concedersi di mentalizzare"
veramente l'idea che si sta per diventare genitori. Dall'altro lato, anche lo
stato fisico della madre ritrova rinnovato benessere ed
energia, che rendono questi mesi della gravidanza come forse i migliori sia dal
punto di vista fisico, che psicologico.
Anche dal punto di vista della sessualità, il rapporto di coppia potrebbe trovare un giovamento. Nelle prime fasi il timore di poter nuocere all'embrione in una fase altamente delicata condiziona molte coppie dall'avere una vita sessuale soddisfacente. Il secondo trimestre sembrerebbe essere il momento più adeguato anche per ritrovare una maggiore intimità, grazie al fatto che ancora il corpo della donna consente una certa agilità nei movimenti.
In questo periodo si assiste poi ad uno straordinario mutamento nella psicologia materna. La percezione dei movimenti fetali dentro il proprio corpo rendono finalmente "vivo e reale" il bambino. Questa costante comunicazione intrauterina tra la madre e il bambino, fatta di scambi e di percezioni, è una pietra miliare del rapporto psicologico tra i due e lo diventa anche tra il bambino e il padre, nel momento in cui i movimenti iniziano ad essere percepibili anche dall'esterno. Da questi primi sussulti e colpetti si gettano le basi per la formazione di quell'inscindibile legame affettivo che unisce un figlio ai propri genitori.
Anche dal punto di vista della sessualità, il rapporto di coppia potrebbe trovare un giovamento. Nelle prime fasi il timore di poter nuocere all'embrione in una fase altamente delicata condiziona molte coppie dall'avere una vita sessuale soddisfacente. Il secondo trimestre sembrerebbe essere il momento più adeguato anche per ritrovare una maggiore intimità, grazie al fatto che ancora il corpo della donna consente una certa agilità nei movimenti.
In questo periodo si assiste poi ad uno straordinario mutamento nella psicologia materna. La percezione dei movimenti fetali dentro il proprio corpo rendono finalmente "vivo e reale" il bambino. Questa costante comunicazione intrauterina tra la madre e il bambino, fatta di scambi e di percezioni, è una pietra miliare del rapporto psicologico tra i due e lo diventa anche tra il bambino e il padre, nel momento in cui i movimenti iniziano ad essere percepibili anche dall'esterno. Da questi primi sussulti e colpetti si gettano le basi per la formazione di quell'inscindibile legame affettivo che unisce un figlio ai propri genitori.
L'ultima fase della gravidanza vede ancora momenti altalenanti. Il tempo del parto si avvicina e così anche l'idea di poter conoscere veramente il proprio figlio. Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un "bambino immaginario", frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro "bambino reale", che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato. Questa fase può creare alcuni sconvolgimenti, che necessitano di un tempo di elaborazione psicologica tanto superiore, quanto maggiore sarà lo scostamento rispetto a quello che ci si era aspettati (si pensi alla speranza di avere un figlio sano e veder nascere un bambino con alcune difficoltà o patologie).
L'ultima parte della gravidanza si confronta poi con il tema del parto. Il corpo della donna diventa sempre più "ingombrante", la fatica fisica si fa sentire e nella mente della donna diventa sempre più presente il pensiero al travaglio e al parto. Mentre molte donne vivono questa attesa con naturalezza e come parte fisiologicamente integrante del processo, altre donne soffrono di una vera e propria ansia all'idea di provare dolore, perdere il controllo del proprio corpo, essere ospedalizzate o provano paura all'idea che il proprio corpo possa essere trasformato o lacerato in modo irreversibile. Anche in questo caso i corsi di preparazione al parto sono fondamentali sia per dare nozioni pratiche utili a sedare il senso di angoscia o preoccupazione, sia per avvicinarsi psicologicamente per tempo a questo evento.
In tutte queste alterne fasi psicologiche della gravidanza, è da sottolineare l'indispensabile ruolo che il partner della donna svolge durante l'intero percorso. Poter costantemente contare su un compagno sensibile, empatico ed accogliente è uno degli aspetti chiave che fa sentire la donna "forte" nell'attraversare le fragili e oscillanti "altalene" psicologiche della gravidanza.
-Rappresentazioni
materne dell’essere genitore:
Stern definisce il “senso dell’essere
madre” come la nuova identità psicologica della mamma che si definisce solo
alla nascita fisica del bambino. Ogni neo-mamma sviluppa un assetto mentale
fondamentalmente diverso da quello precedente. L’assetto materno, non nasce con
il parto, ma emerge gradualmente dal lavoro profondo e intimo cumulatesi nei
mesi precedenti all’effettiva nascita. Man mano che il feto cresce e si
sviluppa nell’utero, il bambino è soggetto ad uno sviluppo nella mente della
madre, le rappresentazioni materne del feto aumentano di ricchezza e
specificità dal quarto mese di gravidanza quando, le mamma cominciano a sentire
i movimenti del bambino in modo più definito. Nello scenario psichico della gravida, emergono
conflitti e fantasie che prepotentemente riemergono dal passato, per andare ad
intrecciarsi con la nuova modalità relazionale che la donnaora, mette in atto
con il partner, con la madre, e nella relazione in germe col “bambino
immaginario”. In questo senso la maternità assume una connotazione di intimità
e di profondità, che, in condizioni di normalità, consente alla donna di
riorganizzare la propria identità personale (Stern, Bruschweiler-Stern, 1997). Si è riscontrato inoltre, che tra il
settimo e il nono mese, le mamma tendono a disfarsi delle rappresentazioni più
positive in modo da prevenire le delusioni. Durante la gravidanza e anche
successivamente, la donna attribuisce al marito un’identità diversa che è
quella di padre del bambino più che di compagno e spesso queste attribuzioni
sono accompagnate da minor desiderio sessuale da parte della donna.
-Rappresentazioni paterne:
Parallelamente
ad un mutamento in campo sociale della figura maschile, pare aumentare la
tendenza ad una partecipazione sempre più significativa alla gravidanza della
partner da parte degli uomini.
L’uomo deve operare una ridefinizione dei
compiti genitoriali concretamente, entro una relazione di coppia data, nella
quale vengono rinegoziate le “regole” del rapporto quando si programma insieme
la nascita di un figlio. La costruzione di una propria individuale identità paterna,
contestualizzata attraverso la considerazione della relazione con la partner,
nella fase evolutiva di accoglimento del “terzo” che rappresenta la prova
evidente di una relazione d’amore. L’uomo vive l’identificazione paterna in
modo più difficoltoso, soprattutto nel rappresentarsi il feto come bambino
reale. Durante l’attesa di un figlio acquista, anche per l’uomo, un peso
significativo il poter ripercorrere le tappe della vita precedente per trovare
un filo conduttore con i propri genitori e le generazioni precedenti, che
permetta di ricreare un rapporto di intimità con la propria famiglia di
origine. Il contributo di Beaton, Doherty e
Rueter (2003), a questo proposito, mette in evidenza che aver percepito discordanza tra i genitori, così come
ritenere di avere avuto un padre competente nelle funzioni genitoriali, siano,
per i cosiddetti “padri in attesa”, fattori associati rispettivamente ad un
coinvolgimento nella gravidanza di tipo
positivo, e ad un coinvolgimento intenso. Il passaggio alla
genitorialità, per i soggetti di sesso maschile, sembra essere caratterizzato
più dall’assunzione di una nuova identità sociale che non dalla
ristrutturazione emotiva ed affettiva. La nuova identità è fortemente
influenzata dalla rappresentazione mentale e simbolica del proprio
genitore, la
quale viene riletta e risignificata sulla base della funzione culturale e
sociale che la figura del padre racchiude a livello simbolico.
-Essere
padre e sentirsi padre:
E'
importante per il padre costruirsi un proprio spazio mentale in cui far entrare
il figlio già dal momento della gravidanza. Il padre infatti non subisce i
cambiamenti fisici della madre, che la aiutano a ripensarsi nel nuovo
ruolo. Anche nella fase dell'allattamento, che ribadisce ancor di più
l'attaccamento madre-figlio, il padre deve essere in grado di ritagliarsi un
ruolo nelle funzioni di protezione e assistenza.
L'essere padre è un riconoscimento da parte dell'uomo di funzioni e
responsabilità. Il sentirsi padre è invece la percezione emotiva della
paternità, la capacità di costruirsi un'immagine accanto al proprio bambino.
Per questo è necessario che il padre sia attivamente presente fin dalle prime
fasi di vita del piccolo. Anche la madre dovrebbe essere in grado di favorire
questa presenza, facendosi ogni tanto da parte. L’essere padre assume attualmente un’accezione
diversa da quella di “detentore di autorità” e madre come “figura biologica che
agisce per istinto”. Si sta assistendo quindi alla nascita di un nuovo modello di famiglia
caratterizzato da un rapporto paritario con il partner e un legame più intimo e
profondo con i figli. Ed è un cambiamento importante nel ruolo del padre
rispetto alla tradizione, anche se nella cultura e nella legislazione il
riconoscimento sembra procedere con molta lentezza.
Centro di Psicoterapia Familiare
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