lunedì 14 aprile 2014

IO SONO BORDERLINE

RAGAZZE INTERROTTE”: Il Linguaggio del Dolore



Il film è tratto dal diario autobiografico di Susanne Kaisen: la storia inizia nel 1967 quando lei, dopo aver tentato il suicidio, arriva al Claymoore Hospital, una clinica psichiatrica che ospita le cosiddette ragazze interrotte, sofferenti cioè di patologie che hanno deviato la loro personalità e nella quale dovrà rimanere per 18 mesi. Quando lo psichiatra diagnostica un disturbo borderline di personalità e lo riferisce ai genitori, la madre ha una reazione violenta.

In quella struttura angusta conosce altre ragazze della sua età e con tutte stringe una forte amicizia imparando a convivere con le loro nevrosi. Nel chiuso ospedale, il gruppo organizza una fuga che ha conseguenze tragiche. Alla fine Susanne dovrà scegliere fra il mondo di coloro che vivono all'interno dell'istituto e quello al di fuori. Aiutata, deciderà di lasciarsi alle spalle questo 'universo parallelo', rivendicando la propria indipendenza.




Ma da cosa è affetta la nostra protagonista?

Il Disturbo Borderline di Personalità (DPB) è una patologia caratterizzata da repentini cambiamenti d’umore, instabilità dei comportamenti (atti autolesivi) nel creare e mantenere relazioni di qualsiasi genere: amoroso, amicale, interpersonale. Altro tratto fondamentale è una marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri.

 La reazione emotiva, in queste persone, è duratura poiché vi è una maggiore vulnerabilità emotiva, per cui gestire le proprie emozioni diventa molto più difficile. Come Susanne, coloro che soffrono di un disturbo Borderline, instaurano relazioni intense e coinvolgenti, al limite della follia, estremamente instabili e insane, il tutto farcito da una forte dipendenza affettiva verso il partner.

Tratto predominante di tale devianza è la promiscuità sessuale. Ma anche la gelosia morbosa non esula dai vari atteggiamenti insani dei nostri protagonisti: una gelosia talmente invasiva da indurre profonde angosce che, con un elevato sentimento di possessività, si manifesta anche nelle relazioni amicali. Nei rapporti amorosi, inoltre, la dedizione sfocia spesso in pensieri deliranti verso la persona amata: l’ossessione sfiora vari aspetti, prediligendone alcuni piuttosto che altri. È per questo motivo che il Borderline inizia le sue relazioni cercando di occuparsi in tutto e per tutto del suo partner, dando inizio così, al gioco delle corrispondenze: esso pretende che la posta aumenti di volta in volta, come le lamentele e le richieste. Nel momento in cui la corrispondenza non torna iniziano i sospetti e le fantasie tendenti alla svalutazione dell’altro. La regola del gioco si basa sul principio del tutto o nulla, dove l’altro deve confermare le regole e non sbagliare mai, se vuole proseguire  la relazione.

In genere la fase “luna di miele”, per coloro che s’imbattono in una storia con una persona così “interrotta” dura molto poco; infatti, quando il rapporto incomincia a concretizzarsi, il Borderline farà qualcosa per spezzare e chiudere ciò che si stava creando. E cosa c’è di più tagliente di un tradimento? L’atto che maggiormente ferisce l’altro. Ma potrebbe esser anche un abbandono, un litigio furioso che servono ad umiliare e annientare.

Il partner si trova di fronte, improvvisamente, ad una persona diversa, dalla doppia personalità: un angelo tramutato in diavolo.  Una volta passata la tempesta tutto torna come prima e il “mostro” di qualche momento precedente ridiventa affettuoso e tenero.

Soprattutto le donne affette da questo disturbo sembrano odiare chi le ama ricoprendole d’attenzioni e, di contro, possono innamorarsi di persone anaffettive e maltrattanti.


Ma quali sono le cause principali che predispongono a tale disturbo?

“Probabilmente un’infanzia trascorsa in un ambiente in cui il soggetto può essere esposto a relazioni genitoriali anaffettive, svalutazione dei propri stati mentali quali: pensieri, emozioni, percezioni e sensazioni fisiche. Ma anche carenze di cura, interazioni caotiche e inadeguate, nonché  maltrattamenti e abusi sessuali. Oppure, ad incidere, ci sarebbero fattori genetico-temperamentali che aumentano la vulnerabilità, predisponendo la persona allo sviluppo della disregolazione emotiva.”



Vivere con questi protagonisti non è facile; spesso le favole iniziano come un sogno ma poi si trasformano in un incubo. Star con loro significa creare un legame di Amore-Odio, un rapporto ossessivo ed instabile da cui diventa, poi, davvero arduo uscire. Anche quando l’amore è finito da tempo, il partner del Borderline può decidere di continuare la relazione mettendo in atto gesti rischiosi quali l’autolesionismo, il tentato suicidio, o ancora, minacce, ritorsioni e vendette.

Dunque potrebbe essere opportuno, come possibilità di uscire dal tunnel di questa loro vita parallela, un percorso psicoterapeutico adeguato.


“…….non mi interessava in fondo che abusassero del mio corpo: non c’è possesso dell’altro nello scopare, non c’è nulla di intimo, se lo si fa senza amore, amicizia o affetto. Non c’è scambio, non si dà e non si prende niente: la somma algebrica tra il prendere e il dare è uguale a zero. [……..] Ad ogni modo… stavo male, e per fortuna in taluni momenti riuscivo anche a rendermene conto: si dice che quando sei ancora in grado di renderti conto che stai male vuol dire che hai già iniziato a guarire, ma non so se poi è davvero così. Capivo di star male è vero, ma capivo anche che la mia vita era lì, ferma, immobile, stagnante in una sorta di infinita palude, senza che andasse né avanti né indietro. Anzi no, forse più che in una palude, è più corretto dire che mi sentivo all’interno di una botte che rotola freneticamente giù per una scoscesa vallata.
La mia vita era così. Stava precipitando ad una velocità folle, e non sapevo come riprenderla in mano”.

Tratto da “Irene F. diario di una Borderline” di EUGENIO CARDI.

Dal film: Ragazze interrotte diretto da James Mangold: scena specifica in cui la protagonista legge sul manuale la patologia dalla quale è affetta: “sindrome da personalità Borderline”.
Dott.ssa Sabrina Agostinone

martedì 8 aprile 2014

IL TRIANGOLO NO!

PERSONAGGI IN CERCA DI … COLLOCAZIONE!


Il triangolo no! Così cantava il celebre Renato Zero un po’ di anni fa; il famoso cantautore già nel 1978 dava libero sfogo alla sua sfera sessuale ironizzando su quello che poi sarebbe diventato un “particolare” triangolo amoroso: lui, lui l’altro.
La possibilità di avere relazioni inizia nella nostra vita proprio attraverso un triangolo”: non può esserci relazione, se prima non si passa attraverso una situazione a “tre”.
Questa fase, che inizia intorno ai tre anni di vita, ha a che fare con la trasmissione del primo vero amore infantile che, si manifesta all’interno del nucleo familiare coinvolgendo le tre figure principali: madre – padre – bambino/a.
Lei, lui, l’altro/a rappresenta la condizione cui il bambino sperimenta le sue arti seduttive che lo porteranno a cercare, da un lato, di conquistare il genitore del sesso opposto e, dall’altro, di sperimentare un senso di rivalità verso il genitore dello stesso sesso. È per questo che tutto quello che non viene risolto lascerà, nel corso del tempo, una traccia indelebile e, richiederà una rievocazione proprio all’interno delle relazioni future.
Il triangolo può illudere a lungo, specialmente la donna, che il problema appartenga all’altro: infatti, nella fantasia femminile, il disagio è vissuto come un’impossibilità dell’altro a rendersi disponibile.
Tra le esperienze relative alla dimensione amorosa, il tradimento, il sospetto, il fantasma, la paura di essere delusi e ingannati, sono sicuramente tra le più penose. Anche vincoli d’amore potenti e apparentemente indistruttibili hanno spesso a che fare con gelosie, vendette, tradimenti.
L’esperienza dell’infedeltà assume per ognuno una valenza personale, oltre che culturale, legata ai propri modi di pensare e di vivere la coppia e se stessi. Sono innegabili i vissuti profondi che in genere va a smuovere, anche se non se ne vuole prendere coscienza: abbandono, perdita e di rabbia per chi lo subisce; senso di colpa e di disorientamento anche per chi lo conduce.

In “Amare tradire” (Bompiani, 2000) lo psicoanalista Aldo Carotenuto scrive che “anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore, in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione”.
Il messaggio è che “cambiamento e fallimento sono profondamente legati e quindi se non attraversiamo il fallimento, l’errore, la ferita, la disillusione non saremo in grado né di guarire, né di proseguire per la nostra strada”.
Pur essendo un comportamento riprovevole, il tradimento viene ugualmente condotto: chi lo subisce viene investito da un tempesta di emozioni, dalla rabbia alla tristezza, passando per la vergogna e l'impotenza.

Ma cosa spinge una persona a ricercare l’amore di un uomo impegnato?
Laddove, nell’infanzia, le figure genitoriali, non vengono interiorizzate come accoglienti ed empatiche, nella vita adulta la ricerca di un rapporto amoroso dovrà fare i conti con i propri vissuti interiori e tenderà verso situazioni difficili o impossibili.
In un rapporto triangolare, l’amante è costretta a vivere in clandestinità, credendo di “avere” le parti più belle dell’altro ma, in realtà, gode solo in parte e forse non lo conosce nemmeno profondamente. È più difficile amarsi e condividere la quotidianità piuttosto che incontrarsi saltuariamente, magari in un motel.
Sternberg propone un triangolo amoroso chiamato “dell’azione” in cui ad ogni componente dell’amore corrispondono delle azioni e non solo pensieri.



v La passione: ovvero il desiderio sessuale, l’attrazione fisica e l’erotismo; erotico  richiederà il contatto fisico, la sessualità, la varietà e non la monotonia dei comportamenti sessuali.
v  L’intimità: cioè la sensazione d’essere vicini, uniti e legati l’uno all’altro; richiederà la comunicazione dei propri sentimenti interiori, l'offerta del sostegno emotivo, la condivisione del proprio tempo e delle proprie cose.
v  L’impegno: vale a dire il dovere verso l’altro, il prendersi cura, la volontà di costruire un rapporto nel tempo; comporterà il fidanzamento, il matrimonio, la fedeltà, la capacità di superare i momenti difficili, la capacità di trovare un valido compromesso nelle diverse legittime esigenze ed aspirazioni. 

Non si possono non citare, dunque, i triangoli amorosi più celebri di tutti i tempi:
ANNA KARENINALa bellissima Anna è sposata con Alexej Karenin, uomo nobile ma freddo e distante. S’innamora dell'appassionato conte Vronskij ma il loro amore porterà solo grandi disgrazie.
IL GRANDE GATSBYMeraviglioso e struggente triangolo: Jay Gatsby ama da sempre Daisy che però è sposata a Tom Buchanan che a sua volta la tradisce.
ORGOGLIO E PREGIUDIZIOLizie, ma come hai fatto a credere alle balle di Wickham e a non lasciarti sedurre in quattro e quattr'otto dal fascino e dall'aplomb di Mr Darcy.
CAMELOTArtù è sposato con Ginevra che è innamorata del migliore amico di Artù, il bello e coraggioso Lancillotto, il quale la ricambia. Ma Artù e Lancillotto sono amici per la pelle. L'amicizia, però, non è un legame abbastanza forte per impedire ai due amanti di fuggire insieme.


Il famoso “triangolo amoroso” ha spesso un significato di tipo compensatorio: l’amante diventa, quasi sempre, un vero e proprio pusher di emozioni, in quanto il legame principale risulta essere non appagante e soddisfacente. Colui o colei che ama, rappresenta il contro altare del partner, per caratteristiche fisiche, psichiche e sessuali; viene visto come un rifugio dal quotidiano, poiché regala emozioni e sensazioni forti, alimentando sempre il desiderio erotico.
Ma alla base di qualsiasi triangolo amoroso, purtroppo, c’è il tradimento: “Tradire significa infrangere le aspettative dell’altro, violare il patto di condivisione emotiva che le sostiene anche se le cause possono essere precedenti, e il tradimento essere un tentativo di soluzione di una sofferenza di coppia, o uno dei modi attraverso cui la sofferenza prende forma. Di fronte a un tradimento spesso si valutano le cose in modo istintivo dividendo i partner tra chi è colpevole e chi è vittima, chi fa il torto e chi lo subisce. Più rara è la ricerca di un significato interno alla coppia.”
Elaborare e superare un tradimento può essere un processo lungo e faticoso, che non tutti sono in grado di fare, portando così ancora di più i partner alla deriva. Un percorso individuale e di coppia potrà essere la giusta soluzione ma occorre impegno e volontà reciproca.

Adulterio: incollare altrove ciò che si è rotto in casa.
Julien De Valckenaer

"Chiunque sia sospettoso invita al tradimento."
Voltaire

Dott.ssa Sabrina Agostinone

sabato 5 aprile 2014

PSICOLOGIA DELLO SPORT

IL GUERRIERO COME COLLANTE DEL GRUPPO



Un articolo sull’importanza della personalità dell’allenatore per raggiungere il traguardo ambito.


LEGGI TUTTO: www.forzapescara.tv

martedì 1 aprile 2014

RELAZIONI PERICOLOSE

NELLA “MORSA” DEL SESSO 

Delitto Stern: processo ad un “amore” malato



Parigi 28/02/2005
“Un milione di dollari è un prezzo troppo alto per una p*****a”.

v Queste sono le ultime parole pronunciate dal ricco banchiere francese Eduard Stern prima di essere stato incappucciato, nella sua casa di Ginevra, e legato su una sedia con addosso solamente una tuta in lattice nera. La sua amante Cecile Brossard gli sta di fronte: collante aperto, stivali neri ed un frustino di cuoio sfrangiato in mano. Quella frase fa degenerare il perverso gioco sessuale; la donna va nel guardaroba, prende la pistola e spara, poi abbandona l’appartamento e getta l’arma nel lago. Dopo una lunga confessione Cecile viene condannata ad 8 anni di carcere.
Banchiere miliardario, eccentrico ed atipico Lui. Squillo, anche se non a tempo pieno, dal passato burrascoso Lei. Tra i due scoppia la passione e innescano a poco a poco una relazione violenta, alla quale non si sa chi domina e chi è dominato.
La donna lo attira nel sordido piacere del sesso sadomasochista creando una sorta di dipendenza estrema. Entrambi sono legati da un amore INSANO, malato, un rapporto che però degenera.
Un litigio per soldi, l’ennesimo, poi l’amplesso sessuale, il tormento fisico, la frase finale e.. boom!
Due personalità così diverse ma troppo legati da un vincolo che porterà Lei a diventare appassionata e vittima del Suo amante manipolatore.


Michael Douglas, David Duchovny e Jack Nicholson, giocatore di golf Tiger Woods, rapper Kanie Occidente e il chitarrista Ron Wood cos’ hanno in comune? Oltre a un conto in banca piuttosto farcite, hanno un desiderio incessante di fare sesso, e alcuni membri della lista di personaggi famosi che sono dipendenti da esso. Alcuni di loro si sono curati in cliniche specializzate in cui hanno trascorso lunghi periodi per disintossicarsi. Si parla molto di dipendenze nell'epoca contemporanea che vanno a colpire un po’ tutte le aree del comportamento umano. Alla base c'è sempre una spinta a compensare una mancanza o un comportamento che si tramuta nell'urgenza di compiere una determinata azione.
La dipendenza sessuale, anche chiamata in passato compulsività o impulsività sessuale, è un fenomeno di per se relativamente nuova: una via patologica per vivere la propria sessualità che porta l'individuo a ricercare il piacere fisico come fuga dalla realtà, o metodo per alleviare lo stress.
Come si comporta di solito un sesso dipendente?
L'aspetto compulsivo della dipendenza (cercare continuamente il sesso) è quello più evidente in quanto si manifesta attraverso i comportamenti, ma c’è anche una forte componente ossessiva. Infatti il dipendente sessuale “tipo” pensa continuamente al sesso non solo in termini di fantasie, ma anche in termini “organizzativi”: pianificare, pensare, intuire e cercare opportunità sessuali occupano la maggior parte dei suoi pensieri e delle sue energie. La maggior parte del tempo è spesa nella ricerca del sesso, nel vivere esperienze sessuali o nel riprendersi da esse, nonché per gestire le conseguenze della dipendenza. L’ossessione per il sesso diventa l’elemento organizzatore delle sue giornate, il fattore dominante nel suo mondo, in cui tutto il resto è secondario. I comportamenti sessuali eccessivi diventano poi il modo in cui l'energia dell'ossessione trova il suo sfogo.
Quali sono gli effetti?
La carica distruttiva della dipendenza si abbatte in tutti gli ambiti vitali. Per il dipendente, il sesso diventa la modalità primaria per relazionarsi con il mondo, la sua priorità, per cui vengono sacrificati famiglia, amici, amore, lavoro, salute, sicurezza e valori.
L’ossessione infatti diventa un intruso nella mente del dipendente, impedendogli di lavorare o di dedicarsi ad attività alternative, e che lo fa vivere in uno stato di perenne “stupore sessuale”:
una specie di trance in cui il dipendente non è padrone di sé. Ovviamente questo porta a diversi effetti negativi, come difficoltà sul posto di lavoro, a mantenere gli impegni, a relazionarsi: circa il 40% dei dipendenti sessuali sperimenta gravi problemi matrimoniali, la famiglia viene privata di attenzioni e risorse, spesso anche le amicizie vengono intaccate e in genere i rapporti interpersonali vengono vissuti solo in chiave erotica. Inoltre, ci sono anche le conseguenze negative derivanti dai comportamenti sessuali rischiosi ed eccessivi, che possono essere fisiche, come malattie veneree e disturbi sessuali, ma anche economiche, ad esempio i soldi spesi per soddisfare la dipendenza, e legali, in primis il divorzio.

La seduzione sessuale è riservata a tipologie di persone che cercano il piacere “condiviso”: la complementarietà di un altro che viene immaginato e desiderato in quanto diverso.
Lavorare su se stessi, sulle proprie relazioni cercando di entrare in contatto con i propri bisogni legati all'affettività e comprendere di utilizzare la sessualità per sentirsi importante,permetterà di entrare in contatto con i bisogni di fondo e di "ri-significare" le emozioni più che agirle.
 Ciò può permettere di vivere relazioni interpersonali e affettive profonde e significative che restituiscono dignità e spessore all'individuo.



Se la media del membro maschile è di dodici centimetri, per superare il chilometro e raggiungere la misera lunghezza di  milleduecento metri, dovrei  farlo con diecimila uomini.
Oppure diecimila volte con lo stesso uomo.
La seconda variante non mi piace granché.
C’è più gusto a farlo a con diecimila uomini.”

Valérie: diario di una ninfomane”



 Dott.ssa Sabrina Agostinone

lunedì 31 marzo 2014

GIOCHI DI RUOLO


QUANDO IL NUMERO PERFETTO IRROMPE E SPEZZA TUTTI GLI SCHEMI

Quante cose possono ruotare intorno ad una “semplice” figura?!
In campo musicale il triangolo è uno strumento a percussione; in campo geometrico equivale ad un poligono formato da tre angoli o vertici e da tre lati. Il triangolo nero, invece, è un simbolo del lesbismo o femminismo dei gay pride; quello di Kanizsa, infine, rappresenta un’illusione ottica molto nota descritta per la prima volta nel 1955 dallo psicologo italiano Gaetano Kanizsa.
Ma, lo schema del Triangolo Drammatico (Drama Triangle) all’interno delle dinamiche relazionali, è stato formalizzato dallo psicologo statunitense Stephan Karpman in un articolo del 1968.
Tale triangolo viene solitamente inquadrato nel contesto dell’Analisi Transazionale e collegato al modello presentato da Eric Bern nel saggio “A che gioco giochiamo?”. Può essere considerato come un copione interpersonale relativo ai ruoli ed ai giochi di ruolo. Ma che cos’è un gioco?
Bern lo definisce come “Una serie di transizioni ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnati da stati d’animo sul mondo spiacevoli.
Ma perché le persone giocano? Il “giocare” rappresenta un modo per soddisfare i propri bisogni, per nutrirsi, per dare e ricevere riconoscimenti o carezze. Il gioco, in pratica, permette alle persone un coinvolgimento emotivo e relazionale anche se negativo.

La struttura triangolare si riferisce all’interazione complementare tra due persone (A e X) e la presenza sulla scena di tre copioni di ruolo. Ogni volta che ognuno di noi gioca entra in uno di questi tre ruoli:
Ø VITTIMA: è il ruolo di colui che si adatta anche quando la situazione non lo richiede. La sua posizione si basa sul dire IO non sono OK, TU sei OK. La sua caratteristica principale è quella di non amare la responsabilità, cercando sempre un capro espiatorio, qualcuno cui incolpare dei propri errori.

La vittima manipola gli altri installando in senso di colpa nel Persecutore, e cerca di far sì
che il Salvatore si attivi per aiutarla. Esprime dolcezza e dolore – nasconde forza. 

Ø PERSECUTORE: ruolo rivestito da chi impartisce ordini, regole, norme e limiti che aumentano il malessere e la dipendenza, utilizzando l’espressione IO sono OK, TU no.
Spesso egli finge di non essere mai debole, manipolando e assumendo potere sugli altri attraverso la forza e la violenza. In questo modo la Vittima finisce per far ciò che il Persecutore gli ordina: esprime aggressività – nasconde debolezza e paura.

Ø SALVATORE: rappresenta la parte di noi apparentemente protettiva ma che, in realtà, non favorisce la crescita e l’autonomia dell’altro. La posizione assunta sarà, dunque, IO sono OK, TU non sei OK. Con la scusa di aiutare gli altri li mantiene in stato di dipendenza; egli vive un cattivo rapporto con se stesso e cerca di riscattare l’immagine negativa che ha di sé con azioni meritorie. Il Salvatore aiuta la Vittima ma le permette di rimanere tale: esprime bontà ed interesse – nasconde bisogni personali e solitudine.

Questi ruoli, se portati avanti in modo Legittimo, non sono mai negativi; lo diventeranno, invece, qualora venissero usati allo scopo di manipolare le altre persone.


Come agiscono i ruoli all’interno del Triangolo Drammatico:
L’azione drammatica ha inizio quando P, S, V vengono stabiliti o previsti dal pubblico: senza scambio di ruoli non c’è dramma! Per esempio, nel gioco “voglio solo aiutarti”, nel Drama Triangle avviene una rotazione (spesso in senso orario) dei ruoli, di conseguenza: la Vittima diventa Persecutore e il Salvatore diventa Vittima, dando vita a quello che Karpman chiama lo SCARTO DRAMMATICO.

Abbiamo visto come la partecipazione ai giochi comporta un tornaconto in termini di carezze, anche se negative; in questa situazione, inoltre, è presente una comunicazione dove gli altri sono ridotti alla stregua d’oggetti, con un tipo di relazione IO/ESSO, privati della loro individualità e del loro valore, escludendo la possibilità di viver ed esprimere sentimenti autentici.
Un modo felice di “essere-nella-relazione”, in un tipo di relazione IO/TU, potrà essere possibile riconoscendo le proprie posizioni all’interno del Triangolo Drammatico, interrompendo i giochi  uscendo dai ruoli. Il guadagno reale sarà espresso in termini di benessere e crescita personale.

Tutto il mondo è un palcoscenico,
e tutti, uomini e donne non sono che attori.
Hanno le loro entrate e le loro uscite..
Ciascuno nella sua vita recita diverse parti
W. Shakespeare 


Dott.ssa Sabrina Agostinone


venerdì 28 marzo 2014

PSICOLOGIA E GIUSTIZIA

LA MEDIAZIONE FAMILIARE NEI CASI DI SEPARAZIONE CONIUGALE



La Mediazione Familiare è uno spazio di incontro in un ambiente neutrale, nel quale la coppia può negoziare le questioni relative al tema della loro separazione, negli aspetti relazionali e “economici”. I genitori vengono incoraggiati ad elaborare degli accordi che soddisfino i bisogni di tutti i membri della famiglia, dando molta importanza all’interesse dei figli.
La Mediazione Familiare è una nuova risorsa per sostenere i genitori in conflitto durante la fase di separazione/divorzio. Un percorso durante il quale i genitori chiedono ad un terzo imparziale di aiutarli a gestire le difficoltà emotiva ed organizzative, della frattura del legame coniugale. Gli accordi presi devono risultare condivisi, soddisfacenti per sé e per i bambini, rispettati nel tempo. La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista, responsabile nella gestione del conflitto, nell’ottica di continuità genitoriale.
Due sono gli obiettivi fondamentali di questo intervento:
- guidare i genitori in conflitto a cercare delle soluzioni che siano reciprocamente soddisfacenti per sé e per i figli;
- recuperare una comunicazione funzionale che gli permetterà in seguito di rispettare gli accordi, e di poterne trovare altri in base all’evolversi dei bisogni di ogni membro della famiglia e dei cambiamenti che la vita porrà loro di fronte.
Durante il percorso si possono trattare tutte le tematiche riguardanti l’organizzazione della separazione (aspetti emotivi e “materiali”), perché sono una parte integrante degli scambi relazionali tra i componenti della famiglia, e sono oggetto di negoziazione nei nuovi accordi della coppia separata.
I  temi più discussi per quanto riguarda gli aspetti relazionali sono:
- l’affidamento dei figli, l’analisi dei bisogni di genitori e figli, la continuità genitoriale, le scelte educative, la comunicazione della separazione ai figli, la comunicazione tra i genitori, la relazione con gli eventuali nuovi compagni dei genitori, problematiche legate alla famiglia ricostituita.
La coppia sceglie le problematiche da patteggiare; può sentire il bisogno di portare in Mediazione solo alcuni temi affrontati nell’ambito di una separazione, avendo già elaborato per gli altri delle soluzioni trovate in perfetta autonomia. Questo percorso è utile in tutte le fasi di sviluppo della separazione/divorzio, perché si adatta alle diverse esigenze comunicate dalle diverse tipologie di coppie siano esse coppie in crisi (uno dei due partner è deciso per la separazione e l’altro non l’accetta, ma la decisione di separarsi è chiara per entrambi), coppie separate di fatto, coppie separate legalmente o coppie separate da tempo/divorziate.
La Mediazione Familiare è maggiormente interessata alle coppie con figli perché uno degli obiettivi è costituito dalla riorganizzazione delle relazioni familiari dal punto di vista della continuità genitoriale, dando importanza all’interesse dei figli.
In caso di coppie senza figli, si possono, con loro, applicare in maniera efficace delle tecniche di mediazione. La consulenza tratta i seguenti temi:
- espressione delle emozioni legate alla separazione, elaborazione del lutto della separazione, gestione del conflitto, riapertura dei canali comunicativi, rapporti con le famiglie d’origine.
Da tempo ci si chiede se sia opportuno far partecipare i bambini alle sedute di Mediazione familiare:
- per alcuni è inutile perché coinvolgerebbe i bambini nei problemi dei genitori;
- altri, al contrario lo ritengono opportuno perché permette ai bambini di intervenire in maniera attiva sul cambiamento delle relazioni familiari, stimolato dalla comunicazione dei loro vissuti e bisogni.
I mediatori solitamente lavorano solo con i genitori, preferendo una evocazione simbolica dei figli, lavorando tramite la narrazione e rappresentazione dei figli nei due genitori. Il rischio di tutto ciò, potrebbe essere che i minori, siano gravati di responsabilità che competono solamente gli adulti. Occorre però, restare flessibili e aperti su una loro eventuale convocazione, sui loro specifici bisogni, e alle richieste dei figli (se hanno un’età adeguata all’incontro, se sono stati preparati precedentemente in maniera idonea da parte dei genitori). Questo percorso si delinea attraverso delle fasi il cui sviluppo varia in base alle esigenze espresse dalla coppia in separazione.
Il processo si svolge attraverso dei passaggi chiave:
- la pre-mediazione: finalizzata a creare le condizioni emotive migliori affinché i partner siano disponibili a patteggiare sulle questioni inerenti i vari temi della loro separazione. Qui la coppia prende coscienza della decisione di separazione da parte di entrambi i membri della coppia. Con l’aiuto del mediatore essi fanno un bilancio personale, coniugale e genitoriale degli anni vissuti insieme e elaborano le motivazioni che li hanno portati alla separazione, le implicazioni emotivo – affettive connesse alla frattura della relazione;
- il contratto di mediazione: i genitori con l’aiuto del mediatore definiscono i temi che intendono discutere e riportare nel contratto, la sottoscrizione di questo contratto è un momento di impegno che i genitori assumono, reciprocamente, davanti al mediatore, ad intraprendere un percorso, rispettando le regole e condividendo gli obiettivi;
- la negoziazione ragionata: la negoziazione facilita l’esplorazione dei bisogni delle due parti, al di là delle posizioni rigide assunte, creando una buona relazione che permette alla coppia di trovare soluzioni condivise, e gestire autonomamente delle negoziazioni future;
- la redazione degli accordi: il mediatore stende gli accordi raggiunti in un progetto d’intesa che consegna ad entrambi i partner, ognuno può seguirne le indicazioni per riorganizzare la propria vita e quella dei figli. Il mediatore favorisce nuove modalità relazionali e comunicative, scrive un documento d’intesa contenente le condizioni di separazione negoziate nei singoli incontri nel rispetto degli interessi di ogni membro della famiglia.
Ponendosi in una posizione neutrale, il mediatore si limita a favorire forme di collaborazione stimolando i partner nell’esplorazione di soluzioni innovative e personalizzate.
Grazie a questo clima idoneo al rapporto empatico instaurato con la coppia, può sostenere ogni genitore nella ridefinizione della propria identità personale e nella negoziazione delle questioni relative alla separazione. Una delle caratteristiche della Mediazione risiede nella brevità, intensità e pragmaticità nella ricerca di soluzioni concrete a fronte della difficoltà della coppia. L’accento è posto sull’analisi della situazione attuale. La Mediazione facilita le interazioni familiari, è un metodo di lavoro strutturato che richiede specifiche competenze nella risoluzione del conflitto.
La psicologia giudiziaria nella mediazione dei conflitti costituisce un’area emergente che ha trovato applicazione nel campo familiare e poi si è ampliata in ambito penale. Lo psicologo giuridico, qui, è chiamato a favorire nelle persone coinvolte l’espressione delle proprie divergenze e il confronto delle diversità di posizione, potenziando la capacità di trovare accordi che possano essere condivisi e assunti responsabilmente, perché corrispondenti alle esigenze emerse da entrambe le parti. La Mediazione offre un supporto all’iter giudiziario sia in vista di una separazione/divorzio, sia a procedimento già avviato.
E’ importante che il percorso sia intrapreso prima dell’instaurazione di un giudizio in tribunale, e in caso sia già iniziato, si dovrebbe sospendere fino all’esito della Mediazione. I genitori possono consultare un proprio legale di fiducia in ogni momento lo ritengano opportuno. Gli accordi raggiunti in Mediazione non vincolano giuridicamente la coppia, la quale può decidere di rispettarli per riorganizzare la propria vita, o di sottoporli al proprio avvocato perché li trasfonda in un atto giuridico. L’avvocato e il mediatore hanno un ruolo tra loro autonomo e complementare. L’avvocato può fornire consigli e pareri elaborati in base alle proprie capacità professionali. Il mediatore fornisce informazioni di carattere legale, ma non può rilasciare pareri perché questi implicano un giudizio che andrebbe ad inquinare la neutralità cui è tenuto. Si deve pensare alla Mediazione Familiare in termini di affiancamento e integrazione al contesto giudiziario, è un intervento che ottiene maggiori risultati quando è il frutto di rapporti di collaborazione tra le diverse competenze, all’insegna del rispetto delle rispettive autonomie, poiché la separazione coniugale è un evento allo stesso tempo relazionale e giuridico. 
Dott.ssa Sara Drudi

Dottoressa in Psicologia, sta effettuando il tirocinio formativo presso la Obiettivo Famiglia Onlus di Pescara

giovedì 27 marzo 2014

LA FELICITA' SECONDO MATTEO

COS'E' LA FELICITA'?


La felicità è un diritto che l'uomo, in quanto essere umano, possiede.
Non si sa bene cosa sia però una cosa è certa: tutti la cercano, tutti la vogliono.
E' soggettiva perché non esiste una formula, ma ogni uomo, nel tempo, comprende qualcosa di essa.
Esistono vari modi per essere felici. C'è chi la felicità la acquisisce grazie ad una situazione, ad un evento, ad esempio.
Beh è davvero misterioso, enigmatico stabilirne i contorni, non si può comprendere appieno perché l'uomo inconsapevolmente abbia questo bisogno.
Quello che si può dire sicuramente è che l'essere umano fa di questa ricerca il fondamento della sua vita. Perché in fondo la felicità non è altro che uno stato d'animo, una scelta. L'essere umano infatti può scegliere se essere felice, felice della sua vita. La felicità non è eliminare i problemi, ma cambiare la visione che talvolta abbiamo di essi. Se l'uomo è felice affronta e percepisce le difficoltà in maniera diversa.
A sua volta, la difficoltà non è una barriera ma diventa un ponte per metterci alla prova e dimostrare il vero valore di noi uomini. Perché l'uomo vale e può senz'altro essere padrone di se stesso. Può riuscire anche nei momenti negativi a non farsi annichilire dalle situazioni.
La felicità è misteriosa, deve essere riconosciuta nel piccolo. Chi riesce a scovare nell'ordinario lo straordinario può dirsi felice, perché l'uomo non si accontenta mai e spesso non si rende conto che tutto quello di cui ha bisogno fa già parte del suo quotidiano, è lì a portata di mano.
È qualcosa che non vedi ma percepisci, La senti. Gli altri però la vedono nei nostri occhi; quando siamo felici abbiamo la luce dentro e con quella stessa luce illuminiamo la vita degli altri.
Matteo Sborgia
Matteo Sborgia è un ragazzo di Pescara (PE), iscritto alla Magistrale di Lettere Moderne all'Università di Chieti (CH). Attraverso questa riflessione sulla Felicità lancia la sua sfida alle difficoltà della vita testimoniando l'importanza di assaporare il gusto delle piccole cose del quotidiano.